Il passo più importante

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La notizia è già ben nota da qualche ora, Billy King e Lionel Hollins sono stati licenziati rispettivamente dalla posizione di general manager e allenatore.

Stare qui a rimarcare i disastri di entrambi pare inutile, anche perche mi preme molto di più sapere e cercare di capire in quale direzione vuole andare in questa franchigia.

Vanno fatte delle premesse: i Brooklyn Nets oggi sono la squadra con la peggiore situazione della NBA. Anche peggiore di quella dei Philadelphia 76ers.
Non hanno una grande squadra (eufemismo), non hanno le scelte al primo giro nei prossimi anni (2016 a Boston, 2017 swap con Atlanta, 2018 nuovamente a Boston), non hanno uno straccio di progettualità.

Si puo’ essere contenti del fatto che King e Hollins non siano più a bordo ma il processo di ricostruzione dei Nets non sarà facile, non sarà breve e ha bisogno di molte componenti che al momento non si intravedono.
Anche perchè la proprietà detenuta dall’oligarca Michail Prokhorov è parte del problema e della situazione che i Nets stanno vivendo. Soprattutto per quanto riguarda il braccio destro Dmitry Razumov.

La politica del “vincere ora, vincere subito, non importa il prezzo” non ha funzionato, come non ha funzionato la politica del risparmio (vedi estate 2014 e 2015) venduta alla fanbase e a psudo-blogger americani come rinnovamento (senza scelte, senza giovani interessanti, dando contratti ai Bargnani e gli Ellington di turno, facendo giocare 40 minuti a Joe Johnson per ogni allacciata di scarpe).

Il passo più importante per Prokhorov è i Nets arriva proprio ora: affidare la franchigia a qualcuno di rispettabile, smettere di vendere fumo con proclami di ogni tipo, smettere di prendere (tramite Razumov) scelte cestistiche che non spettano a lui, avere un piano a lunga durata.

Se la giornata di oggi è stata un bluff dettato dal disperato bisogno di salvare la faccia o un primo step per costruire qualcosa di serio lo scopriremo nei prossimi giorni.

Non mi stupirei (anzi a dire il vero lo auspico da un paio di mesi, i Nets andrebbero commissariati) se proprio la lega, nella persona di Adam Silver, facesse una chiamata a Prokhorov consigliando la persona giusta a cui affidare le chiavi dei Brooklyn Nets.

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Siamo questi (Purtroppo?) – La preview dei Brooklyn Nets 2015/2016

Tra 48 ore i Brooklyn Nets faranno il proprio esordio nella stagione NBA 2015/2016 al Barclays Center contro i Chicago Bulls di Derrick Rose.

Rispettando la deadline prevista la squadra di Lionel Hollins ha comunicato gli ultimi tagli e il roster definitivo di 15 giocatori per il campionato che sta per iniziare:

Joe Johnson
Brook Lopez
Andrea Bargnani
Bojan Bogdanovic
Thomas Robinson
Shane Larkin
Jarrett Jack
Rondae Hollis-Jefferson
Thaddeus Young
Wayne Ellington
Sergey Karasev
Donald Sloan
Chris McCollough
Markel Brown
Willie Reed

Gli ultimi ad essere stati tagliati sono stati Justin Harper e Danthay Jones.

Proviamo ad azzardare quelle che saranno le rotazioni di Hollins?

Jack/Larkin/Sloan
Johnson/Ellington/Brown
Bogdanovic/Hollis-Jefferson/Karasev
Young/Robinson/McCollough
Lopez/Bargnani/Reed

Come possiamo vedere le problematiche quest’anno verranno con tutta probabilità dai propri esterni. I Nets hanno aggiunto atletismo in alcuni dei suoi elementi, penso ai due rookie Hollis-Jefferson e McCollugh ma anche a Thomas Robinson, ma hanno indiscutibilmente uno dei peggiori reparti di guardie dell’intera lega. E in una lega sempre più dominata dalle point-guards questo rappresenta un grossissimo handicap: Jack e Larkin oltre ad avere dei limiti difensivi non sono dei grandi distributori di gioco. Siamo sicuri che in una squadra che dovrà rifornire il più possibile Brook Lopez e Thad Young (appena rifirmati a cifre importanti) siano proprio Jack e Larkin gli uomini giusti per questo compito?
Anche se conta meno di zero il rapporto assist/palle perse del duo in preseason non è a loro favore. Per non parlare delle scelte offensive di Jack….ormai note a tutti quelli che leggono questo blog.
Sicuro del posto è Joe Johnson e il suo megacontrattone giunto all’ultimo anno. La produzione di JJ è in calo lampante ma da lui ci si aspetta la giusta leadership e magari qualche canestro nei momenti importanti delle partite.

Nel ruolo di ala piccola c’è ancora confusione su chi sarà il titolare: ho inserito Bogdanovic nel gruppo degli starter ma se le percentuali di tiro non crescono non mi sorprenderei di vedere Wayne Ellington al suo posto. Tutto da valutare lo spazio che si procurerà Rondae Hollis-Jefferson: giocatore già pronto difensivamente ma abbastanza grezzo nella fase offensiva del suo gioco.

Tra i lunghi Thad Young e Brook Lopez rappresentano una delle poche sicurezze di questa squadra. Il californiano è chiamato ad un’annata importante perchè è senza dubbio lui la prima opzione offensiva dei Nets.

Sarà sicuramente interessante vedere lo spazio che si ritaglieranno due giocatori che cercano un grosso riscatto dalle loro carriere NBA. Uno di questi è Thomas Robinson (quinta pick assoluta del draft 2012) nella lega da ben 4 stagioni. Brooklyn rappresenta per lui la quinta squadra NBA in cui ha già giocato prima di Sacramento, Portland, Houston e Philadelphia. Nei Nets avrà un ruolo di comprimario e lui dovrà sfruttare quelle che sono le sue vere qualità: atletismo fuori dal comune e ottime capacità nei rimbalzi.
L’altro è il nostro Andrea Bargnani, neo 30enne prima scelta assoluta del Draft 2006, alla sua terza squadra NBA dopo Toronto e New York. Anche il Mago avrà un ruolo da comprimario in questa squadra: sarà chiamato a sostituire la produzione offensiva di Mirza Teletovic (passato ai Phoenix Suns). Gli europei con la nostra nazionale lo hanno ringalluzzito ma con la maglia dei Nets non ha ancora esordito in preseason: i soliti problemi muscolari iniziano a farsi sentire.
Robinson e Bargnani hanno in comune una cosa: la durata e la modalità del proprio contratto. Entrambi al minimo salariale, entrambi legati ai Nets con un contratto di una soa stagione. Si giocano la loro credibilità e, probabilmente, la loro permanenza nella lega di Adam Silver.

E l’obiettivo di questi Brooklyn Nets? Billy King ha dichiarato nel media Day l’intenzione di strappare un posto ai playoff ma realisticamente questa squadra non offre nessuna garanzia di post-season. Ci viene da chiedere da qualche mese quale sia il vero obiettivo stagionale per una squadra che non ha prime scelte il prossimo anno e che ha deciso intenzionalmente di tagliare il rapporto con Deron Williams vedendosi tecnicamente peggiorare. Salvare i costi e mettere il cartello “For Sale” fuori dal Barclays Center?

Tornando al basket giocato possiamo dire che Brooklyn avrà un inizio di stagione a dir poco complicato: nelle prime 10 partite, oltre all’esordio casalingo contro i Bulls, i Nets saranno già ospiti di squadre come San Antonio, Memphis, Atlanta, Milwaukee, Houston e dei campioni in carica Golden State Warriors.

Se temete un inizio disastro da parte dei nostri siete quindi in buonissima compagnia..intanto non ci resta che augurarvi un buon campionato a tutti!

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Due righe su Bargnani

Ho sempre pensato che sarebbe stato bello prima o poi avere un giocatore italiano nei Nets. Nel 2008 sognavo di vedere Danilo Gallinari ai New Jersey Nets, nelle scorse sessioni di free agency ho sempre desiderato una firma di Marco Belinelli da vecchio cuore fortitudino che ancora da qualche parte batte forte.
Ho sempre voluto l’italiano nella mia squadra per una mera questione egoistica: la copertura SKY delle partite dei Nets (il League Pass ancora non esisteva) sarebbe sicuramente aumentata.

E’ arrivato il giocatore italiano più controverso: pontificato fin troppo agli inizi della sua carriera (prima chiamata assoluta nel 2006 da parte dei Toronto Raptors) e maltrattato oggi, per molti versi giustamente, dalla stampa americana e da molti supporters italiani.

Andrea Bargnani non è un cuor di leone, non è il massimo in quanto a dedizione e non lo troveremo mai nella classifica dei migliori giocatori in quanto ad hustle plays.
C’è addirittura chi, come John Schuhmann, si chiede cosa ci faccia ancora un giocatore simile nella National Basketball Association.

A preoccuparmi molto di più è la strategia di fondo: Andrea non è un giocatore propriamente adatto a giocare per Lionel Hollins.
Hollins è un sergente di ferro, un allenatore fin troppo old school che ci mette poco a panchinarti (vedi Brook Lopez in molte parti della stagione scorsa) e ce ne mette ancora meno a farti fuori: mi vengono in mente Rudy Gay a Memphis e non mi stupirei se oltre alle ragioni finanziarie ci fosse proprio la mano di Hollins sul buy-out di Deron Williams.

Detto questo bisogna precisare almeno due cose:

– Se pensate che Bargnani sia stato preso per farlo giocare affianco a Lopez (come mi è capitato di leggere sui social) oltre ad essere in malafede siete anche piuttosto incompetenti. I Nets in questo momento oltre a Lopez hanno Thad Young, Thomas Robinson, Willie Reed. Giocatori che sono tutti freschi di firma, fino ad Agosto hanno ancora sotto contratto Cory Jefferson. Possiamo discutere su quanto Hollins sia stronzo (e lo è) ma non è un pazzo fino a questo punto.

– Questa è una firma al minimo salariale, un contratto che puo’ valere al massimo più di un invito al training camp. Credo che in NBA si sia visto anche di peggio: quando proprio i Nets firmarono nella stagione 13/14 Jason Collins per una mera questione di marketing non arrivarono questo tipo di critiche. Eppure il ragazzo, seppur umanamente straordinario, non vedeva un palazzo NBA da almeno 2 stagioni.

In conclusione: sono contento di questa firma? No. Penso che Bargnani sarà un valore aggiunto in questo roster? Ad oggi no. Penso semplicemente che sia una firma, a mio modo di vedere, strategicamente sbagliata ma che non porterà alcun tipo di dramma nel caso non dovesse funzionare.

Ci sarebbe da chiedersi in che modo opera Billy King e in che direzione stanno andando i Brooklyn Nets (senza scelte il prossimo anno)…ma la questione esula dalla firma di Andrea Bargnani, a cui anzi diamo il benvenuto e ci auguriamo di vedere da parte sua almeno l’impegno necessario in campo e fuori per giocarsi questa sua chance. Forse la sua ultima in questa lega.

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La mia su Deron Williams e lo stato generale dei Nets

Ricordo il 23 Febbraio 2011: i Nets avevano appena perso la loro battaglia cittadina con i Knicks per i servizi di Carmelo Anthony mentre la squadra andava incontro all’ennesima stagione perdente con Avery Johnson da allenatore, Derrick Favors come unico asset e l’idea di trasferirsi tutti a Brooklyn in meno di due anni.

Lo scambio fu un fulmine a ciel sereno, talmente inaspettato che provocò una gioia incredibile in tutti i tifosi Nets. Da quel momento in poi è partita la corsa alla vera sfida che i Nets hanno dovuto affrontare negli ultimi anni: come convincere una stella NBA che i Nets sono un progetto credibile e vincente e farlo rifirmare alla scadenza del suo contratto in modo da aprire il Barclays Center con il botto.

Come da tradizione di questa franchigia alcune cose sono andate male (Dwight Howard era l’obiettivo principale) e altre scelte sono state del tutto sbagliate.

Per convincere Deron Williams a restare i Nets hanno bruciato una quantità di assets in scelte sbagliate che hanno portato questa franchigia al disastro attuale:

– Cessione della prima scelta 2012 senza restrizioni a Portland (divenuta poi Damian Lillard) in cambio di Gerald Wallace che in estate firmò un contratto di 4 anni per un totale di 40 miloni di dollari.

– Cessione della prima scelta 2013 e swap pick con Atlanta nel 2015 per accollarsi il contratto mostruoso di Joe Johnson. Una scelta che anche sul campo ha avuto grosse conseguenze perchè seppur JJ sia un giocatore tecnicamente valido la sua pallacanestro fatta di isolamenti continui non è mai stata adeguata ad una point-guard di sistema come Deron Williams costretto molto spesso dai suoi coach a Brooklyn (Avery Johnson e PJ Carlesimo in primis) a giocare off the ball togliendo la creatività che l’aveva contraddistinto negli anni di Utah.

– Cessione della prima scelta 2014, 2016 e 2018 con eventuale swap nel 2017 con i Boston Celtics in cambio di Paul Pierce (non rifirmato dopo un solo anno per questioni finanziarie), Jason Terry (tagliato) e Kevin Garnett (scambiato con Thad Young nell’unica mossa intelligente fatta dai Nets in queste stagioni). Inutile commentare questo scambio..dato che in questo blog avete già letto tutto il leggibile.

Già a partire dallo scorso anno i Nets, in orbita vendita di Prokhorov, hanno iniziato a ridurre i costi (o meglio smobilitare, diciamolo con franchezza) non rinnovando Pierce a cifre ragionevoli, lasciando partire Livingston ai Warriors dove vincerà il titolo NBA e dando inizio alla propaganda dello youth movement tanto cara ad alcune pagine americane dedicate ai Nets.  Peccato che questo rinnovamento ha coinvolto giocatori come Mason Plumlee (prodotto fatto e finito senza troppi margini di miglioramento) e gente come Sergey Karasev, Xavier Thames, Cory Jefferson e Markel Brown. Se sommiamo le caratteristiche di questi giocatori non credo riusciremmo ad avere un decente giocatore NBA da quintetto. D’altronde come puoi pretendere di rinnovare e di essere credibile in questo ragionamento non avendo prime scelte a tua disposizione?

Nella scorsa stagione Brooklyn ha salvato le apparenze ottenendo a stenti una qualificazione ai playoff con conseguente eliminazione contro Atlanta (che intanto ha scelto al posto nostro). Il tutto grazie alla resurrezione di Deron Williams (panchinato dal sergente Hollins molto più propenso a far giocare l’orribilante Jarrett Jack), all’orgoglio di Brook Lopez (praticamente ceduto in cambio di Reggie Jackson poi finito a Detroit all’ultimo momento della deadline) e al regalo che ci ha lasciato Garnett firmando le carte per andare a Minnesota in cambio di Thad Young (una manna dal cielo, l’unica!).

A detta di tutti i reporter che seguono la squadra Billy King e il suo team ha dichiarato come obiettivo primario di quest’estate quello di cercare di cedere uno tra Deron Williams e Joe Johnson se non entrambi.  Lo youth movement è riuscito in parte durante il draft nel quale i Nets scambiando Plumlee sono riusciti a mettere le mani su Rondae Hollis-Jefferson e scegliendo con la propria pick (la numero 29, manco fossimo una finalista NBA) Chris McCollough.

Durante i primi 10 giorni di free agency i Nets, oltre a rifirmare Lopez e Young, hanno preso a basso costo Thomas Robinson, Shane Larkin, Ryan BoatwrightWillie Reed e Wayne Ellington.  Giovani, poco costosi con contratti che hanno durata poco più che annuale (al massimo una player option per la stagione 16/17).

Passa in silenzio anche la notizia che molti componenti dello staff tecnico e medico sono stati mandati via per la politica di riduzione dei costi, idem per quanto concerne un volto storico dei Nets da almeno 20 anni: Bobby Marks. Ridotto a fare l’analista su twitter della Free Agency delle squadre NBA dopo essersi fatto il proverbiale mazzo per questa franchigia in tanti anni di servizio.

Torniamo al lato tecnico: a questo punto qualunque squadra deciderebbe di competere per un posto ai playoff (dato che Boston ha le scelte) al massimo pensando di cedere Deron Williams o Joe Johnson solo per delle offerte in grado di portare giovani, scelte o giocatori in grado almeno di mettere piede in un palazzetto NBA.

Ma la notizia di oggi lascia veramente perplessi: i Brooklyn Nets e Deron Williams si starebbero accordando per un buy-out con conseguente firma di Deron con i Dallas Mavericks.

Non contenti i nostri tramite le solite pagine fan-based e alcuni media amici stanno riempiendo le proprie pagine con storie contenenti i vari diverbi tra Deron Williams e coach Hollins facendo passare il numero 8 come il peggiore essere umano vivente ad aver messo piedi in uno spogliatoio NBA contro il povero coach vittima della pazzia della sua superstar.

Quello che non vi diranno è che questa franchigia è da almeno un anno in vendita e che nessun movimento di mercato (buono o cattivo che sia) ha alcun valore cestistico se non quello di far risparmiare il più possibile il signor Prokhorov.
In sostanza: potete essere liberi di odiare quanto volete Deron Williams, il suo comportamento da diva ed essere disgustati dal suo atteggiamento in campo. Ma auspicare ad un buy-out solo perchè non ha reso per quanto ci si aspettava nel famoso Febbraio 2011 ricorda tanto la barzelletta del marito che si auto-evira per fare un dispetto alla moglie.

La fanbase dei Nets dovrebbe preoccuparsi molto di più della direzione in cui sta andando questa franchigia…evidando di bersi le cazzate (passatemi il termine) sul cap space eventualmente pronto da essere re-investito nell’estate 2016. Anche perchè di giocatori di livello che vogliono unirsi a questo disastro sportivo-economico non me ne vengono in mente.

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Dannosi

Lionel Hollins, Jarrett Jack

Non scrivevo più da mesi sul blog (poco tempo, meno passione per una squadra che già in estate consideravo distrutta a causa di scelte scellerate) e onestamente non avevo la minima idea di farlo oggi.
Mi sarebbe piaciuto parlarvi di quanto apprezzo l’acquisizione di Thad Young e dei progressi di Markel Brown. La squadra sembra più viva rispetto a 10 giorni fa e in campo si vede e si sente. Ma dopo l’ennesima beffa a Houston (102-98 per Harden e soci) non posso esimermi dal commentare il nuovo scempio compiuto da Lionel Hollins.

Non posso non spendere due parole su quello che è successo su un campo, storicamente e nella realtà delle cose, difficile. Un campo che fino a pochi minuti dal termine ci vedeva a +8 sugli Houston Rockets nonostante già in precedenza il nostro allenatore le avesse provate in tutti i modi a far rientrare la squadra di McHale (!!!)

So benissimo che a molti sta a cuore Jarret Jack, dicono che sia un leader (dicono!), parlano di lui come uno che mette tutto quello che ha quando va in campo, ma io del suo giocare a fare l’eroe ogni sera sono letteralmente stanco.

Badate bene, non reputo Jack colpevole della stagione fallimentare dei Nets. Le sue caratteristiche ogni tanto possono anche servire a questa squadra: mi servono punti veloci quando devo recuperare uno svantaggio importante? Provo Jarret Jack e vediamo se è in serata sì. Ho bisogno di qualcuno in grado di guidare una second unit poco talentuosa e non in grado di prendersi un tiro pulito? Vado da Jack e lo lascio improvvisare per qualche minuto (sebbene non condivido nulla di quel tipo di pallacanestro, sia chiaro).

Ma io, caro Hollins, non posso accettare che la point guard TITOLARE, quella a cui Prokhorov sgancia 20 milioni, per intenderci quel Deron Williams che farà anche incazzare ma è un gestore d’attacco e sa come far girare una palla, giochi fuori dai blocchi a fare la shooting guard e portare la borraccia ad uno come Jarrett Jack.
Non posso accettarlo per alcuna ragione cestistica, tecnica e finanziaria di questo mondo.

Non posso accettare che avanti di 5 con due minuti sul cronometro Jack possa essere libero di spararsi una tripla senza alcun senso logico con 20 secondi sul cronometro del tiro. Nonostante Jack abbia una percentuale attorno al 25% dall’arco dei 3 punti in tutta la stagione. Penso sia una TOTALE FOLLIA!

Non posso accettare che contro una squadra rapida ed atletica come Houston il signor Brook Lopez ruba minuti ad un OTTIMO Mason Plumlee (15 punti in 22 minuti e tanti tiri sporcati ai lunghi dei Rockets) e blocchi continuamente un attacco fino ad ora fluido. Andate a vedere il primo quarto dei Nets e osservate attentamente come girava il pallone con Deron Williams-Markel Brown-Joe Johnson-Mason Plumlee in campo.

Non posso accettare che Thad Young non veda il campo per tutti gli ultimi minuti.

Infine, caro Lionel Hollins, non posso accettare che a fine Febbraio parlando ai microfoni tu ti sia mai preso una responsabilità incolpando sempre e solo chi va in campo.
Non lo posso per niente accettare guardando la classifica e vedendo che Indiana, Boston e Detroit occupano assieme a noi l’ottavo posto ad Est.

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[VIDEO] Bojan Bogdanovic sopra i 20 contro gli Orlando Magic

Ecco la prima scollinata sopra i 20 di Bojan Bogdanovic alla sua sesta partita NBA contro gli Orlando Magic:

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Nets-Magic – Game Notes

I centri montenegrini sono amici indigesti nella settimana dei Brooklyn Nets, ma nonostante la prova monstre di Nikola Vucevic i ragazzi di Lionel Hollins riescono comunque a portare a casa una vittoria (104-96) fondamentale prima della trasferta ad ovest dei prossimi 7 giorni.

Veniamo in breve alle game notes di oggi:

– Solito inizio lento per Brooklyn, la solita quantità industriale di palle perse (14 questa sera) e di attacchi affrettati. A tenerci in corsa i soliti noti D-Will e Joe Johnson con l’aiuto di Bojan Bogdanovic.

– Parlavamo nell’introduzione della prestazione di Vucevic. Il 24enne di Morges ha letteralmente fatto a pezzi Brook Lopez segnando 27 punti e portando a casa anche 11 rimbalzi. Contro questo tipo di giocatori il nostro centro titolare non è nuovo a prove di questo genere ma la novità vera è stata il suo panchinamento nel quarto periodo.

A fermare l’emorragia è stato Kevin Garnett (vicino alla tripla doppia con 8 punti, 8 rimbalzi e 7 assist) che da quando ha iniziato a difendere sul montenegrino quest’ultimo non ha più segnato.

– Mvp della partita va a Bojan Bogdanovic: attivissimo in difesa con alcune palle sporcate all’attacco Magic, va bene a rimbalzo prendendone 6 ma soprattutto raggiunge il suo career high con 22 punti. Solido (e non è una notizia di questi tempi) anche Deron Williams che ha acceso nei momenti giusti.

– Raggiunge la doppia-doppia anche Mason Plumlee ma c’è da dire che quando lo vedo prendere palla in post-basso fa ancora una fatica enorme a prendersi un tiro pulito. O viene stoppato, o perde il pallone o la sua conclusione è talmente brutta da scheggiare il ferro.

– Rotazione a 9 per Hollins che sembra aver fatto fuori definitivamente Andrei Kirilenko.

– I Nets volano ad ovest per 3 difficilissime trasferte: la prima è a Phoenix nella notte tra mercoledì e giovedì.

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