TRADE: Allen Crabbe ai Brooklyn Nets

Con un anno di ritardo alla fine Sean Marks ha preso il suo uomo: Allen Crabbe è un giocatore dei Brooklyn Nets, come riporta Adrian Wojnarowski di ESPN.

 

A finire in Oregon, solo virtualmente, è Andrew Nicholson, prontamente tagliato dalla dirigenza dei Trail Blazers che punta a salvare soldi (i più attenti parlano di Carmelo Anthony come possibile obiettivo)

Sean Marks continua quindi ad approfittare dello spazio salariale della sua squadra per prendersi dei contratti di altre squadre e costruire una squadra funzionale e talentuosa. Dopo DeMarre Carroll è arrivato il turno di Crabbe che lo scorso anno aveva firmato un offer sheet proprio con i Nets sulla base di 75 milioni di dollari per 4 anni.

I Nets si preparano a sfidare i Warriors come squadra che tenterà più tiri da 3 nella lega?

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TRADE: DeMarre Carroll e scelte ai Nets

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Evidentemente a Sean Marks non piace perdere tempo: dopo che Washington ha comunicato di aver pareggiato l’offerta per Otto Porter i Nets hanno usato una parte del proprio salary cap per ottenere una prima (lottery protected) e una seconda scelta nel 2018 (anno in cui i Nets non avevano scelte a causa degli ultimi effetti della trade con Boston) assieme al contratto di DeMarre Carroll dando in cambio Justin Hamilton nel più classico dei salary dump.

Mentre i Raptors salvano circa 30 milioni in due anni, Brooklyn ottiene un giocatore funzionale al suo allenatore e due scelte. Atkinson, infatti, è stato assistente allenatore di quegli Atlanta Hawks che dopo una gran stagione nel 2015 hanno contribuito a far ottenere un gran bel contratto a Carroll.

 

I Nets tra l’altro potrebbero non aver finito qui le loro operazioni in entrata: con 20 milioni disponibili sul cap c’è spazio per acquisire altro talento: proveranno a tentare la ruota dei Restricted Free Agents con JaMychal Green o tenteranno di rilanciare la carriera di Kentavius Caldell-Pope appena diventato unrestricted free agent?

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Report: Washinton pareggia l’offerta per Otto Porter

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Niente di inaspettato: dopo aver lasciato partire Bojan Bogdanovic (firmato dagli Indiana Pacers con un biennale da 21 milioni) i Wizards non si sono lasciati intimorire dalla gigantesca da 106 milioni per 4 anni offerta dai Brooklyn Nets per quanto riguarda le prestazioni di Otto Porter.

Il contratto, pareggiato da Washington, prevede un trade kicker del 15% e il pagamento del 50% del salario annuale di Porter da effettuare già ad Ottobre.

La proprietà dei Wizards ha deciso quindi di non fermarsi e di entrare per la prima volta nella luxury tax consentendo al nucleo di Wall&Beal una nuova rincorsa al trono della Eastern Conference.

Per quanto riguarda i Nets lo scenario non cambia di tanto: una volta che Washington ufficializzerà il ritorno di Porter Brooklyn rimane una delle poche squadre con ampio margine di manovra e grande disponibilità a spendere. I nomi più caldi in questo momento sono quelli di Kentavius Caldwell-Pope (mollato dai Pistons quindi a tutti gli effetti un unrestricted free agent), CJ Miles e JaMychal Green (restricted free agent dai Memphis Grizzlies).

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BREAKING: I Nets raggiungono l’intesa con Otto Porter

Era nell’aria ed è arrivata finalmente la conferma: i Brooklyn Nets raggiungono l’intesa contrattuale con il Restricted Free Agent degli Washington Wizards Otto Porter.

Lo conferma Shams Canaria di The Vertical, che riporta i termini dell’intesa verbale tra Sean Marks e lo stesso Porter: 4 anni per il massimo salariale che ammonta alla somma di 106 milioni di dollari.

Come abbiamo imparato nel corso dell’ultimo anno con Allen Crabbe, Tyler Johnson e Donatas Montiejunas anche in questo caso Washington avrà 48 ore di tempo (a partire dal 6 Luglio, data in cui scade la moratoria NBA) per pareggiare l’offerta dei Nets. I dirigenti dei Wizards hanno già più volte confermato la loro intenzione di pareggiare qualsiasi offerta ma saranno davvero disposti ad alzare l’asticella del loro cap verso l’inevitabile luxury tax?

 

Come riporta Albert Nahmad, esperto nelle varie ramificazioni del CBA, Washington assieme a New Orleans e Charlotte non è mai arrivata a pagare la famosa tassa di lusso nel corso della sua storia. Sarà questa la prima volta o è solo un bluff? Ci sarà la possibilità di ragionare su un eventuale sign and trade?

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BREAKING: I Nets cedono Lopez per D’Angelo Russell

 

La bomba che non ti aspetti: due giorni prima la notte del Draft i Nets scambiano il loro giocatore più anziano a roster, l’uomo franchigia degli ultimi anni ed entrano ufficialmente nel futuro acquistando i diritti di D’Angelo Russell.

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In cambio di Russell i Nets hanno messo nella trade la loro scelta al primo giro più bassa (quella dei Celtics per intenderci) la numero 27 mantenendo la 21 dei Wizards.
Inoltre a terminare lo scambio arriva a Brooklyn il contrattone di Mozgov

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Una San Antonio a Brooklyn

NBA: Brooklyn Nets-Press Conference

Manca l’Alamo, il Riverwalk, Gregg Popovich e soprattutto gli anelli di campioni NBA. Ma a Brooklyn sta finalmente arrivando un’aria nuova e una concezione di fare basket mai vista nella storia di una franchigia disgraziata come i Nets. Una svolta politica e gestionale che ricorda (con le dovute proporzioni) quella della migliore dinastia dello sport americano: i San Antonio Spurs.

Lo ammetto: per un momento mi sono gettato nel classico sconforto del tifoso e ho scaricato le colpe anche addosso a Kenny Atkinson e, soprattutto, a Sean Marks.

Ad inizio stagione, prima dell’infortunio di Jeremy Lin, ero esaltato dalla capacità dei nuovi Nets di giocare sempre al massimo, muovere il pallone e riuscire anche a battere squadre sicuramente con più talento ma svogliate o allenate male.
Avrei scommesso nella loro abilità di finire la stagione con un record più vicino alle 30 vittorie che alle 20 proprio per questo motivo qui.

Ma l’infortunio di Lin purtroppo ha cambiato le carte in tavola: senza alcuna point guard di ruolo i Nets tra Dicembre, Gennaio e Febbraio hanno racimolato una sola vittoria al netto di 27 sconfitte. Se analizzassimo tutte queste partite troveremo due punti in comune a molte di esse: totale incapacità di alcun tipo di difesa ma soprattutto mancanza di talento nel crunch time. Sono veramente tante le partite che in quel frangente di stagione sono state perse con uno scarto inferiore ai 10 punti, magari arrivate per un paio di palle perse di troppo.
Un periodo frustrante per qualunque tipo di squadra professionista, nel caso dei Nets ancora di più perchè le palline del draft avranno il nome dei Boston Celtics a causa degli effetti della famosa trade dell’estate 2013.

Oggi a casa Nets il clima è totalmente cambiato: dal post All-Star Game in poi Brooklyn ha un record attorno al 50% e a 4 partite dal termine di questa stagione attentano a concludere almeno con 20 vittorie, magari superando il record di vittorie dello scorso anno (21): qualcosa davvero impensabile fino a qualche settimana fa.

I motivi? Oltre al rientro di Lin i Nets hanno migliorato il proprio roster con alcun pedine interessanti come Quincy Acy, K.J. McDaniels, Archie Goodwin tagliando Luis Scola e scambiando Bojan Bogdanovic (in cambio del contratto di Andrew Nicholson ma soprattutto di una prima scelta al prossimo draft).
Mossa importante è stata anche l’inserimento nel quintetto di Rondae Hollis-Jefferson schierato da power forward e del rookie Caris LeVert: giocatori giovani che hanno portato un alto coefficente di difesa e atletismo ad una squadra che ne aveva terribilmente bisogno. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Quello che rende i Nets speciali nonostante siano (immeritatamente) la squadra col peggior record NBA è l’impegno mostrato durante tutte le partite nonostante una situazione non facilissima. Brooklyn, grazie all’incredibile lavoro (e all’incredibile pazienza) di coach Atkinson e alla sua motion offense, ha una chiara identità di gioco riconoscibilissima agli occhi di qualunque appassionato di basket. Tutti sanno cosa fare, tutti danno il massimo, tutti lottano per una causa comune. Dal primo titolare fino all’ultimo dei panchinari.

Inoltre la capacità di questo front office e del coaching staff di trovare giocatori da una metaforica spazzatura (sono 7 i giocatori al roster passati dalla D-League) e migliorare le caratteristiche di ognuno di loro rende Brooklyn una franchigia con una politica interna molto simile a quella dei San Antonio Spurs. Quanti giocatori di questo tipo hanno fatto la fortuna della squadra di Popovich e hanno saputo ritagliarsi un ruolo importante da role players? Penso a Danny Green, Gary Neal, Patty Mills, Cory Joseph, Jonathon Simmons.

Date un’occhiata a Dinwiddie, Harris, Goodwin, McDaniels, Acy, Kilpatrick, ai giovani LeVert, Isaiah Whitehead e Rondae Hollis-Jefferson. Sono tutti lotani parenti da quelli che erano appena arrivati, tutti incredibilmente migliorati durante l’anno.
C’è anche il caso Brook Lopez: un giocatore che ha aggiunto l’arma del tiro da 3 punti al suo arsenale rendendolo un’arma offensiva ancora più letale e un asset più credibile agli occhi degli altri general manager se i Nets decidessero di scambiarlo in estate o durante la prossima deadline.

Siamo chiari e diretti: il futuro dei Nets non si puo’ ancora definire roseo in mancanza di lottery picks fino al 2019 ma questa capacità di trovare, valutare, formare e migliorare giocatori rendono questa franchigia un modello interessante da seguire. Di sicuro non sono più la barzelletta della lega ma una squadra funzionale gestita in modo incredibilmente professionale, anche secondo la parola di molti addetti ai lavori tra media e agenti.

Questa piccola San Antonio dell’Est dovrà fare i conti con un’estate molto intensa: bisognerà decidere il destino di una buona parte dei giocatori sotto contratto e valutare caso per caso se vale la pena di esercitare o meno la team option.
Le scelte a disposizione di Sean Marks saranno 3: due primi giri (in questo momento la numero 23 da Washington e la numero 26 da Boston), una scelta bassa secondo giro (57 da Boston) alla quale si puo’ aggiungere un’altra scelta al secondo giro nel caso di una mancata qualificazione ai playoff degli Indiana Pacers.
Bisognerà fronteggiare lo spinoso caso Lopez (tenerlo? cederlo per accumulare assets nel 2018?) ed essere pronti alla sessione di free agency nella quale i Nets avranno tanti soldi da spendere. Non aspettatevi nessun nome di forte impatto ma una buona dose di giocatori giovani con del potenziale inespresso o giocatori provenienti dal mondo FIBA.

Brooklyn non diventerà una contender da un giorno all’altro ma è finalmente in buone e sapienti mani. Quando terminerà l’incubo dello spettro di Billy King e della sua trade (estate 2019) risentirete parlare di questa squadra, non solo come una solida realtà organizzativa ma anche di una buonissima squadra di pallacanestro.

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TRADE: K.J. McDaniels ai Nets

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Come prevedibile i Nets non si sono fermati qui: dopo la trade che ha portato una prima scelta, Andrew Nicholson e il contratto in scadenza di Marcus Thornton (già tagliato) in cambio di Bojan Bogdanovic la squadra di Sean Marks ha appena acquistato i diritti di K.J. McDaniels.

Questo scambio permette ai Rockets di liberare circa 3,3 milioni di spazio mentre per Brooklyn l’occasione di prendere un giovane (McDaniels è un classe ’93) che possa fare comodo in questa fase di ricostruzione.

 

Prima della casacca dei Rockets McDaniels ha vestito quella dei Philadelphia 76ers nel suo anno da rookie, in questa stagione ha visto scarso minutaggio (circa 7 minuti di media a partita) viaggiando a 2.8 punti per ogni allacciata di scarpe.

Il contratto di K.J. McDaniels, oltre alla quota di stipendio rimanente di questa stagione, prevede una team option per il prossimo anno a 3,4 milioni di dollari.

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