Due righe su Bargnani

Ho sempre pensato che sarebbe stato bello prima o poi avere un giocatore italiano nei Nets. Nel 2008 sognavo di vedere Danilo Gallinari ai New Jersey Nets, nelle scorse sessioni di free agency ho sempre desiderato una firma di Marco Belinelli da vecchio cuore fortitudino che ancora da qualche parte batte forte.
Ho sempre voluto l’italiano nella mia squadra per una mera questione egoistica: la copertura SKY delle partite dei Nets (il League Pass ancora non esisteva) sarebbe sicuramente aumentata.

E’ arrivato il giocatore italiano più controverso: pontificato fin troppo agli inizi della sua carriera (prima chiamata assoluta nel 2006 da parte dei Toronto Raptors) e maltrattato oggi, per molti versi giustamente, dalla stampa americana e da molti supporters italiani.

Andrea Bargnani non è un cuor di leone, non è il massimo in quanto a dedizione e non lo troveremo mai nella classifica dei migliori giocatori in quanto ad hustle plays.
C’è addirittura chi, come John Schuhmann, si chiede cosa ci faccia ancora un giocatore simile nella National Basketball Association.

A preoccuparmi molto di più è la strategia di fondo: Andrea non è un giocatore propriamente adatto a giocare per Lionel Hollins.
Hollins è un sergente di ferro, un allenatore fin troppo old school che ci mette poco a panchinarti (vedi Brook Lopez in molte parti della stagione scorsa) e ce ne mette ancora meno a farti fuori: mi vengono in mente Rudy Gay a Memphis e non mi stupirei se oltre alle ragioni finanziarie ci fosse proprio la mano di Hollins sul buy-out di Deron Williams.

Detto questo bisogna precisare almeno due cose:

– Se pensate che Bargnani sia stato preso per farlo giocare affianco a Lopez (come mi è capitato di leggere sui social) oltre ad essere in malafede siete anche piuttosto incompetenti. I Nets in questo momento oltre a Lopez hanno Thad Young, Thomas Robinson, Willie Reed. Giocatori che sono tutti freschi di firma, fino ad Agosto hanno ancora sotto contratto Cory Jefferson. Possiamo discutere su quanto Hollins sia stronzo (e lo è) ma non è un pazzo fino a questo punto.

– Questa è una firma al minimo salariale, un contratto che puo’ valere al massimo più di un invito al training camp. Credo che in NBA si sia visto anche di peggio: quando proprio i Nets firmarono nella stagione 13/14 Jason Collins per una mera questione di marketing non arrivarono questo tipo di critiche. Eppure il ragazzo, seppur umanamente straordinario, non vedeva un palazzo NBA da almeno 2 stagioni.

In conclusione: sono contento di questa firma? No. Penso che Bargnani sarà un valore aggiunto in questo roster? Ad oggi no. Penso semplicemente che sia una firma, a mio modo di vedere, strategicamente sbagliata ma che non porterà alcun tipo di dramma nel caso non dovesse funzionare.

Ci sarebbe da chiedersi in che modo opera Billy King e in che direzione stanno andando i Brooklyn Nets (senza scelte il prossimo anno)…ma la questione esula dalla firma di Andrea Bargnani, a cui anzi diamo il benvenuto e ci auguriamo di vedere da parte sua almeno l’impegno necessario in campo e fuori per giocarsi questa sua chance. Forse la sua ultima in questa lega.

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La mia su Deron Williams e lo stato generale dei Nets

Ricordo il 23 Febbraio 2011: i Nets avevano appena perso la loro battaglia cittadina con i Knicks per i servizi di Carmelo Anthony mentre la squadra andava incontro all’ennesima stagione perdente con Avery Johnson da allenatore, Derrick Favors come unico asset e l’idea di trasferirsi tutti a Brooklyn in meno di due anni.

Lo scambio fu un fulmine a ciel sereno, talmente inaspettato che provocò una gioia incredibile in tutti i tifosi Nets. Da quel momento in poi è partita la corsa alla vera sfida che i Nets hanno dovuto affrontare negli ultimi anni: come convincere una stella NBA che i Nets sono un progetto credibile e vincente e farlo rifirmare alla scadenza del suo contratto in modo da aprire il Barclays Center con il botto.

Come da tradizione di questa franchigia alcune cose sono andate male (Dwight Howard era l’obiettivo principale) e altre scelte sono state del tutto sbagliate.

Per convincere Deron Williams a restare i Nets hanno bruciato una quantità di assets in scelte sbagliate che hanno portato questa franchigia al disastro attuale:

– Cessione della prima scelta 2012 senza restrizioni a Portland (divenuta poi Damian Lillard) in cambio di Gerald Wallace che in estate firmò un contratto di 4 anni per un totale di 40 miloni di dollari.

– Cessione della prima scelta 2013 e swap pick con Atlanta nel 2015 per accollarsi il contratto mostruoso di Joe Johnson. Una scelta che anche sul campo ha avuto grosse conseguenze perchè seppur JJ sia un giocatore tecnicamente valido la sua pallacanestro fatta di isolamenti continui non è mai stata adeguata ad una point-guard di sistema come Deron Williams costretto molto spesso dai suoi coach a Brooklyn (Avery Johnson e PJ Carlesimo in primis) a giocare off the ball togliendo la creatività che l’aveva contraddistinto negli anni di Utah.

– Cessione della prima scelta 2014, 2016 e 2018 con eventuale swap nel 2017 con i Boston Celtics in cambio di Paul Pierce (non rifirmato dopo un solo anno per questioni finanziarie), Jason Terry (tagliato) e Kevin Garnett (scambiato con Thad Young nell’unica mossa intelligente fatta dai Nets in queste stagioni). Inutile commentare questo scambio..dato che in questo blog avete già letto tutto il leggibile.

Già a partire dallo scorso anno i Nets, in orbita vendita di Prokhorov, hanno iniziato a ridurre i costi (o meglio smobilitare, diciamolo con franchezza) non rinnovando Pierce a cifre ragionevoli, lasciando partire Livingston ai Warriors dove vincerà il titolo NBA e dando inizio alla propaganda dello youth movement tanto cara ad alcune pagine americane dedicate ai Nets.  Peccato che questo rinnovamento ha coinvolto giocatori come Mason Plumlee (prodotto fatto e finito senza troppi margini di miglioramento) e gente come Sergey Karasev, Xavier Thames, Cory Jefferson e Markel Brown. Se sommiamo le caratteristiche di questi giocatori non credo riusciremmo ad avere un decente giocatore NBA da quintetto. D’altronde come puoi pretendere di rinnovare e di essere credibile in questo ragionamento non avendo prime scelte a tua disposizione?

Nella scorsa stagione Brooklyn ha salvato le apparenze ottenendo a stenti una qualificazione ai playoff con conseguente eliminazione contro Atlanta (che intanto ha scelto al posto nostro). Il tutto grazie alla resurrezione di Deron Williams (panchinato dal sergente Hollins molto più propenso a far giocare l’orribilante Jarrett Jack), all’orgoglio di Brook Lopez (praticamente ceduto in cambio di Reggie Jackson poi finito a Detroit all’ultimo momento della deadline) e al regalo che ci ha lasciato Garnett firmando le carte per andare a Minnesota in cambio di Thad Young (una manna dal cielo, l’unica!).

A detta di tutti i reporter che seguono la squadra Billy King e il suo team ha dichiarato come obiettivo primario di quest’estate quello di cercare di cedere uno tra Deron Williams e Joe Johnson se non entrambi.  Lo youth movement è riuscito in parte durante il draft nel quale i Nets scambiando Plumlee sono riusciti a mettere le mani su Rondae Hollis-Jefferson e scegliendo con la propria pick (la numero 29, manco fossimo una finalista NBA) Chris McCollough.

Durante i primi 10 giorni di free agency i Nets, oltre a rifirmare Lopez e Young, hanno preso a basso costo Thomas Robinson, Shane Larkin, Ryan BoatwrightWillie Reed e Wayne Ellington.  Giovani, poco costosi con contratti che hanno durata poco più che annuale (al massimo una player option per la stagione 16/17).

Passa in silenzio anche la notizia che molti componenti dello staff tecnico e medico sono stati mandati via per la politica di riduzione dei costi, idem per quanto concerne un volto storico dei Nets da almeno 20 anni: Bobby Marks. Ridotto a fare l’analista su twitter della Free Agency delle squadre NBA dopo essersi fatto il proverbiale mazzo per questa franchigia in tanti anni di servizio.

Torniamo al lato tecnico: a questo punto qualunque squadra deciderebbe di competere per un posto ai playoff (dato che Boston ha le scelte) al massimo pensando di cedere Deron Williams o Joe Johnson solo per delle offerte in grado di portare giovani, scelte o giocatori in grado almeno di mettere piede in un palazzetto NBA.

Ma la notizia di oggi lascia veramente perplessi: i Brooklyn Nets e Deron Williams si starebbero accordando per un buy-out con conseguente firma di Deron con i Dallas Mavericks.

Non contenti i nostri tramite le solite pagine fan-based e alcuni media amici stanno riempiendo le proprie pagine con storie contenenti i vari diverbi tra Deron Williams e coach Hollins facendo passare il numero 8 come il peggiore essere umano vivente ad aver messo piedi in uno spogliatoio NBA contro il povero coach vittima della pazzia della sua superstar.

Quello che non vi diranno è che questa franchigia è da almeno un anno in vendita e che nessun movimento di mercato (buono o cattivo che sia) ha alcun valore cestistico se non quello di far risparmiare il più possibile il signor Prokhorov.
In sostanza: potete essere liberi di odiare quanto volete Deron Williams, il suo comportamento da diva ed essere disgustati dal suo atteggiamento in campo. Ma auspicare ad un buy-out solo perchè non ha reso per quanto ci si aspettava nel famoso Febbraio 2011 ricorda tanto la barzelletta del marito che si auto-evira per fare un dispetto alla moglie.

La fanbase dei Nets dovrebbe preoccuparsi molto di più della direzione in cui sta andando questa franchigia…evidando di bersi le cazzate (passatemi il termine) sul cap space eventualmente pronto da essere re-investito nell’estate 2016. Anche perchè di giocatori di livello che vogliono unirsi a questo disastro sportivo-economico non me ne vengono in mente.

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Dannosi

Lionel Hollins, Jarrett Jack

Non scrivevo più da mesi sul blog (poco tempo, meno passione per una squadra che già in estate consideravo distrutta a causa di scelte scellerate) e onestamente non avevo la minima idea di farlo oggi.
Mi sarebbe piaciuto parlarvi di quanto apprezzo l’acquisizione di Thad Young e dei progressi di Markel Brown. La squadra sembra più viva rispetto a 10 giorni fa e in campo si vede e si sente. Ma dopo l’ennesima beffa a Houston (102-98 per Harden e soci) non posso esimermi dal commentare il nuovo scempio compiuto da Lionel Hollins.

Non posso non spendere due parole su quello che è successo su un campo, storicamente e nella realtà delle cose, difficile. Un campo che fino a pochi minuti dal termine ci vedeva a +8 sugli Houston Rockets nonostante già in precedenza il nostro allenatore le avesse provate in tutti i modi a far rientrare la squadra di McHale (!!!)

So benissimo che a molti sta a cuore Jarret Jack, dicono che sia un leader (dicono!), parlano di lui come uno che mette tutto quello che ha quando va in campo, ma io del suo giocare a fare l’eroe ogni sera sono letteralmente stanco.

Badate bene, non reputo Jack colpevole della stagione fallimentare dei Nets. Le sue caratteristiche ogni tanto possono anche servire a questa squadra: mi servono punti veloci quando devo recuperare uno svantaggio importante? Provo Jarret Jack e vediamo se è in serata sì. Ho bisogno di qualcuno in grado di guidare una second unit poco talentuosa e non in grado di prendersi un tiro pulito? Vado da Jack e lo lascio improvvisare per qualche minuto (sebbene non condivido nulla di quel tipo di pallacanestro, sia chiaro).

Ma io, caro Hollins, non posso accettare che la point guard TITOLARE, quella a cui Prokhorov sgancia 20 milioni, per intenderci quel Deron Williams che farà anche incazzare ma è un gestore d’attacco e sa come far girare una palla, giochi fuori dai blocchi a fare la shooting guard e portare la borraccia ad uno come Jarrett Jack.
Non posso accettarlo per alcuna ragione cestistica, tecnica e finanziaria di questo mondo.

Non posso accettare che avanti di 5 con due minuti sul cronometro Jack possa essere libero di spararsi una tripla senza alcun senso logico con 20 secondi sul cronometro del tiro. Nonostante Jack abbia una percentuale attorno al 25% dall’arco dei 3 punti in tutta la stagione. Penso sia una TOTALE FOLLIA!

Non posso accettare che contro una squadra rapida ed atletica come Houston il signor Brook Lopez ruba minuti ad un OTTIMO Mason Plumlee (15 punti in 22 minuti e tanti tiri sporcati ai lunghi dei Rockets) e blocchi continuamente un attacco fino ad ora fluido. Andate a vedere il primo quarto dei Nets e osservate attentamente come girava il pallone con Deron Williams-Markel Brown-Joe Johnson-Mason Plumlee in campo.

Non posso accettare che Thad Young non veda il campo per tutti gli ultimi minuti.

Infine, caro Lionel Hollins, non posso accettare che a fine Febbraio parlando ai microfoni tu ti sia mai preso una responsabilità incolpando sempre e solo chi va in campo.
Non lo posso per niente accettare guardando la classifica e vedendo che Indiana, Boston e Detroit occupano assieme a noi l’ottavo posto ad Est.

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[VIDEO] Bojan Bogdanovic sopra i 20 contro gli Orlando Magic

Ecco la prima scollinata sopra i 20 di Bojan Bogdanovic alla sua sesta partita NBA contro gli Orlando Magic:

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Nets-Magic – Game Notes

I centri montenegrini sono amici indigesti nella settimana dei Brooklyn Nets, ma nonostante la prova monstre di Nikola Vucevic i ragazzi di Lionel Hollins riescono comunque a portare a casa una vittoria (104-96) fondamentale prima della trasferta ad ovest dei prossimi 7 giorni.

Veniamo in breve alle game notes di oggi:

– Solito inizio lento per Brooklyn, la solita quantità industriale di palle perse (14 questa sera) e di attacchi affrettati. A tenerci in corsa i soliti noti D-Will e Joe Johnson con l’aiuto di Bojan Bogdanovic.

– Parlavamo nell’introduzione della prestazione di Vucevic. Il 24enne di Morges ha letteralmente fatto a pezzi Brook Lopez segnando 27 punti e portando a casa anche 11 rimbalzi. Contro questo tipo di giocatori il nostro centro titolare non è nuovo a prove di questo genere ma la novità vera è stata il suo panchinamento nel quarto periodo.

A fermare l’emorragia è stato Kevin Garnett (vicino alla tripla doppia con 8 punti, 8 rimbalzi e 7 assist) che da quando ha iniziato a difendere sul montenegrino quest’ultimo non ha più segnato.

– Mvp della partita va a Bojan Bogdanovic: attivissimo in difesa con alcune palle sporcate all’attacco Magic, va bene a rimbalzo prendendone 6 ma soprattutto raggiunge il suo career high con 22 punti. Solido (e non è una notizia di questi tempi) anche Deron Williams che ha acceso nei momenti giusti.

– Raggiunge la doppia-doppia anche Mason Plumlee ma c’è da dire che quando lo vedo prendere palla in post-basso fa ancora una fatica enorme a prendersi un tiro pulito. O viene stoppato, o perde il pallone o la sua conclusione è talmente brutta da scheggiare il ferro.

– Rotazione a 9 per Hollins che sembra aver fatto fuori definitivamente Andrei Kirilenko.

– I Nets volano ad ovest per 3 difficilissime trasferte: la prima è a Phoenix nella notte tra mercoledì e giovedì.

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Nets- Knicks – Game Notes

Per dimenticare la partita contro Minnesota niente è meglio rispetto a vincere (e convincere) il derby di New York contro i Knicks. I Nets hanno risposto bene e portato a casa piuttosto agilmente la prima delle quattro sfide della Big Apple vincendo 110-99.
Il punteggio finale è anche piuttosto compiacente con i bluarancio frutto di un quarto periodo di puro garbage time.

– Ad oggi tra queste due squadre c’è una netta predominanza Nets in quanto a talento, la differenza si è più volte vista quando Brooklyn faceva girare bene il suo attacco mentre New York si riduceva alle giocate di un Carmelo Anthony costretto ad un 5-20 al tiro dalla buona difesa di Joe Johnson e Alan Anderson.

– Brooklyn ha tirato con una percentuale incredibile da 3 (14/24) frutto di una buonissima circolazione di palla soprattutto del suo backcourt e dell’abbondanza di tiratori del suo roster. Da Joe Johnson e Deron Williams fino a Bogdanovic, Teletovic e Alan Anderson: Brooklyn ha le tante armi per fare male quando è in serata.

– La velocità dell’attacco Nets (che vanno al doppio rispetto alle prime fasi dello scorso anno) mostra anche dei limiti: sono 16 le palle perse di questa partita che si accoppiano con le 18 di Minnesota.

– In questo periodo si sono già visti dei segnali positivi ma la prestazione contro i cugini di Deron Williams è stata dominante. Mvp assoluto di questa partita dove non ha lasciato scampo al povero Iman Shumpert letteralmente portato a scuola nel terzo quarto. Per D-Will 29 punti e 6 assist e solo una palla persa.

– Per completezza di informazione rimango convinto che, ad oggi, il miglior giocatore di questa squadra è Joe Johnson. Altra solidissima partita per Joe Jesus che accellera solo quando serve per davvero.
Per l’altro big del nostro core, Brook Lopez, una quasi doppia-doppia da 20 punti e 9 rimbalzi contro un frontcourt piuttosto limitato.

– Molto bene i Mostar Brothers: Bojan Bogdanovic continua la sua fase di apprendimento nella sua primissima fase da giocatore NBA e sfiora la doppia cifra, mentre Mirza Teletovic continua a mostrare i suoi grandi progressi da tre anni a questa parte. Ormai da 3 è sostanzialmente una sentenza.

– Sarò stupido o incompetente io ma non ho visto i Knicks giocare propriamente con la triple-post offense (comunemente chiamato triangolo dalle nostre parti).

– Cindy Westphal, moglie di coach Westphal che è in estate divenuto uno degli assistenti di Hollins, ha appena postato sul suo account twitter il game plan dei Nets posto su una lavagna nello spogliatoio:

– Altra nota di colore: ecco a voi Carmelo Anthony nel post partita:

C’è bisogno di aggiungere qualcosa su quel cappello?

– I Brooklyn Nets ritornano in campo domenica contro gli Orlando Magic.

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Nets-Timberwolves – Game Notes

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I soliti guastafeste T-Wolves oserei dire! In una gara fatta di molti parziali hanno avuto la meglio sui Brooklyn Nets al Barclays Center sfruttando una serata no dei nostri ragazzi come due anni fa proprio ad inizio di regular season. Il 98-91 finale suona come una beffa visto che i Nets avevano ripreso il controllo della partita portandosi anche sul +6 a metà quarto quarto, ma i segnali della sconfitta c’erano veramente tutti.

– Penso che sia stata una delle peggiori partite di Brook Lopez che io abbia mai visto. Parte, come tutta la squadra, malissimo al tiro con un 1-8 ma il suo disastro avviene nel quarto periodo dove viene massacrato puntualmente da Nikola Pekovic e commette un banalissimo fallo in attacco a gioco fermo su una rimessa con i Nets sotto di 3 lunghezze a 48 secondi dal termine.

– Se nelle ultime 2 partite il conto delle palle perse era stato favorevole ai Nets nella partita con i Timberwolves i palloni gettati al vento sono stati ben 18. Un numero che va oltre ogni immaginazione.

– Anche il conto sui rimbalzi ci costa carissimo: 51-42 per i Timberwolves che diventano 13-7 se consideriamo quelli offensivi.

– In una partita che negli USA definirebbero sloppy, per i Nets qualcosa da salvare c’è. Ho visto ancora dei progressi in Bojan Bogdanovic, un Deron Williams abbastanza in palla e l’intensità sui nostri parziali è sempre stata quella giusta. Purtroppo alcuni dettagli sono stati decisivi e hanno fatto la differenza sul punteggio finale. La cosa che rimpiango di più è che in questa lega ci sono squadre che anche in serate come queste riescono sempre in qualche modo a sfangarla pur giocando piuttosto male (mi vengono in mente i Toronto Raptors da 12 mesi a questa parte).

– Non mi sorprende la serata si di Kevin Martin (da sempre un Net-Killer) ma soprattutto non mi sorprende l’impatto di Andrew Wiggins in questa lega. I TWolves con lui hanno fatto davvero bingo.

– Concludo con quello che ha detto Lionel Hollins nel post-partita e che mi sento di concordare:

I Nets tornano venerdì notte contro i loro rivali cittadini: i New York Knicks.

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