BREAKING: I Nets cedono Lopez per D’Angelo Russell

 

La bomba che non ti aspetti: due giorni prima la notte del Draft i Nets scambiano il loro giocatore più anziano a roster, l’uomo franchigia degli ultimi anni ed entrano ufficialmente nel futuro acquistando i diritti di D’Angelo Russell.

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In cambio di Russell i Nets hanno messo nella trade la loro scelta al primo giro più bassa (quella dei Celtics per intenderci) la numero 27 mantenendo la 21 dei Wizards.
Inoltre a terminare lo scambio arriva a Brooklyn il contrattone di Mozgov

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Una San Antonio a Brooklyn

NBA: Brooklyn Nets-Press Conference

Manca l’Alamo, il Riverwalk, Gregg Popovich e soprattutto gli anelli di campioni NBA. Ma a Brooklyn sta finalmente arrivando un’aria nuova e una concezione di fare basket mai vista nella storia di una franchigia disgraziata come i Nets. Una svolta politica e gestionale che ricorda (con le dovute proporzioni) quella della migliore dinastia dello sport americano: i San Antonio Spurs.

Lo ammetto: per un momento mi sono gettato nel classico sconforto del tifoso e ho scaricato le colpe anche addosso a Kenny Atkinson e, soprattutto, a Sean Marks.

Ad inizio stagione, prima dell’infortunio di Jeremy Lin, ero esaltato dalla capacità dei nuovi Nets di giocare sempre al massimo, muovere il pallone e riuscire anche a battere squadre sicuramente con più talento ma svogliate o allenate male.
Avrei scommesso nella loro abilità di finire la stagione con un record più vicino alle 30 vittorie che alle 20 proprio per questo motivo qui.

Ma l’infortunio di Lin purtroppo ha cambiato le carte in tavola: senza alcuna point guard di ruolo i Nets tra Dicembre, Gennaio e Febbraio hanno racimolato una sola vittoria al netto di 27 sconfitte. Se analizzassimo tutte queste partite troveremo due punti in comune a molte di esse: totale incapacità di alcun tipo di difesa ma soprattutto mancanza di talento nel crunch time. Sono veramente tante le partite che in quel frangente di stagione sono state perse con uno scarto inferiore ai 10 punti, magari arrivate per un paio di palle perse di troppo.
Un periodo frustrante per qualunque tipo di squadra professionista, nel caso dei Nets ancora di più perchè le palline del draft avranno il nome dei Boston Celtics a causa degli effetti della famosa trade dell’estate 2013.

Oggi a casa Nets il clima è totalmente cambiato: dal post All-Star Game in poi Brooklyn ha un record attorno al 50% e a 4 partite dal termine di questa stagione attentano a concludere almeno con 20 vittorie, magari superando il record di vittorie dello scorso anno (21): qualcosa davvero impensabile fino a qualche settimana fa.

I motivi? Oltre al rientro di Lin i Nets hanno migliorato il proprio roster con alcun pedine interessanti come Quincy Acy, K.J. McDaniels, Archie Goodwin tagliando Luis Scola e scambiando Bojan Bogdanovic (in cambio del contratto di Andrew Nicholson ma soprattutto di una prima scelta al prossimo draft).
Mossa importante è stata anche l’inserimento nel quintetto di Rondae Hollis-Jefferson schierato da power forward e del rookie Caris LeVert: giocatori giovani che hanno portato un alto coefficente di difesa e atletismo ad una squadra che ne aveva terribilmente bisogno. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Quello che rende i Nets speciali nonostante siano (immeritatamente) la squadra col peggior record NBA è l’impegno mostrato durante tutte le partite nonostante una situazione non facilissima. Brooklyn, grazie all’incredibile lavoro (e all’incredibile pazienza) di coach Atkinson e alla sua motion offense, ha una chiara identità di gioco riconoscibilissima agli occhi di qualunque appassionato di basket. Tutti sanno cosa fare, tutti danno il massimo, tutti lottano per una causa comune. Dal primo titolare fino all’ultimo dei panchinari.

Inoltre la capacità di questo front office e del coaching staff di trovare giocatori da una metaforica spazzatura (sono 7 i giocatori al roster passati dalla D-League) e migliorare le caratteristiche di ognuno di loro rende Brooklyn una franchigia con una politica interna molto simile a quella dei San Antonio Spurs. Quanti giocatori di questo tipo hanno fatto la fortuna della squadra di Popovich e hanno saputo ritagliarsi un ruolo importante da role players? Penso a Danny Green, Gary Neal, Patty Mills, Cory Joseph, Jonathon Simmons.

Date un’occhiata a Dinwiddie, Harris, Goodwin, McDaniels, Acy, Kilpatrick, ai giovani LeVert, Isaiah Whitehead e Rondae Hollis-Jefferson. Sono tutti lotani parenti da quelli che erano appena arrivati, tutti incredibilmente migliorati durante l’anno.
C’è anche il caso Brook Lopez: un giocatore che ha aggiunto l’arma del tiro da 3 punti al suo arsenale rendendolo un’arma offensiva ancora più letale e un asset più credibile agli occhi degli altri general manager se i Nets decidessero di scambiarlo in estate o durante la prossima deadline.

Siamo chiari e diretti: il futuro dei Nets non si puo’ ancora definire roseo in mancanza di lottery picks fino al 2019 ma questa capacità di trovare, valutare, formare e migliorare giocatori rendono questa franchigia un modello interessante da seguire. Di sicuro non sono più la barzelletta della lega ma una squadra funzionale gestita in modo incredibilmente professionale, anche secondo la parola di molti addetti ai lavori tra media e agenti.

Questa piccola San Antonio dell’Est dovrà fare i conti con un’estate molto intensa: bisognerà decidere il destino di una buona parte dei giocatori sotto contratto e valutare caso per caso se vale la pena di esercitare o meno la team option.
Le scelte a disposizione di Sean Marks saranno 3: due primi giri (in questo momento la numero 23 da Washington e la numero 26 da Boston), una scelta bassa secondo giro (57 da Boston) alla quale si puo’ aggiungere un’altra scelta al secondo giro nel caso di una mancata qualificazione ai playoff degli Indiana Pacers.
Bisognerà fronteggiare lo spinoso caso Lopez (tenerlo? cederlo per accumulare assets nel 2018?) ed essere pronti alla sessione di free agency nella quale i Nets avranno tanti soldi da spendere. Non aspettatevi nessun nome di forte impatto ma una buona dose di giocatori giovani con del potenziale inespresso o giocatori provenienti dal mondo FIBA.

Brooklyn non diventerà una contender da un giorno all’altro ma è finalmente in buone e sapienti mani. Quando terminerà l’incubo dello spettro di Billy King e della sua trade (estate 2019) risentirete parlare di questa squadra, non solo come una solida realtà organizzativa ma anche di una buonissima squadra di pallacanestro.

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TRADE: K.J. McDaniels ai Nets

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Come prevedibile i Nets non si sono fermati qui: dopo la trade che ha portato una prima scelta, Andrew Nicholson e il contratto in scadenza di Marcus Thornton (già tagliato) in cambio di Bojan Bogdanovic la squadra di Sean Marks ha appena acquistato i diritti di K.J. McDaniels.

Questo scambio permette ai Rockets di liberare circa 3,3 milioni di spazio mentre per Brooklyn l’occasione di prendere un giovane (McDaniels è un classe ’93) che possa fare comodo in questa fase di ricostruzione.

 

Prima della casacca dei Rockets McDaniels ha vestito quella dei Philadelphia 76ers nel suo anno da rookie, in questa stagione ha visto scarso minutaggio (circa 7 minuti di media a partita) viaggiando a 2.8 punti per ogni allacciata di scarpe.

Il contratto di K.J. McDaniels, oltre alla quota di stipendio rimanente di questa stagione, prevede una team option per il prossimo anno a 3,4 milioni di dollari.

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TRADE: Bogdanovic ai Wizards. Nets ottengono una prima scelta, Nicholson Thornton

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Con il peggiore record della lega (e pochi margini di miglioramento) Sean Marks pensa già al futuro recuperando un preziosissimo asset in vista del prossimo draft.

Adrian Wojnarowski ha appena riportato i termini della trade: Bojan Bogdaovic ai Washington Wizards assieme a Chris McCollough in cambio di una prima scelta (lottery protected) del draft 2017, Andrew Nicholson e Marcus Thornton.

Inizia quindi il processo di ricostruzione dei Nets che al prossimo draft non avranno la loro scelta (di proprietà di Boston) ma il famoso swap con i Celtics (che in questo momento sceglierebbero con la pick numero 26) e la prima scelta dei Washington Wizards (numero 23 ad oggi).

La domanda che dobbiamo farci ora è facilissima: sarà ceduto anche Brook Lopez per qualche scelta al primo giro e un giovane interessante nelle prossime 24 ore? Finisce così il mercato dei Nets fino al prossimo Giugno?

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Nets Weekly Report Vol. 8

Ogni lunedì pensieri sparsi sulla settimana appena trascorsa dai Brooklyn Nets.

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A Houston i Nets riabbracciano finalmente Jeremy Lin, assente dal 4 Novembre, in una partita piuttosto complicata contro una squadra in formissima.
La presenza di Lin però da entusiasmo, nei suoi 20 minuti di utilizzo partendo dalla panchina, i Nets rimontano ogni parziale dei Rockets che dalla loro hanno un James Harden da 36 punti, 11 assist, 8 rimbalzi e una miriade di chiamate arbitrali a favore (ma siamo a Houston, puo’ starci) ma soprattutto i 24 punti pesantissimi di Eric Gordon.
Da buona squadra Dantoniana i Rockets hanno tirato 43 triple segnandone 17, i Nets si sono fermati solo a 20.
Dopo essere stati sotto di 15 e aver quasi terminato la loro rimonta Brooklyn si ferma sul più bello: sotto di 2 a 8 secondi dal termine Sean Kilpatrick perde un sanguinosissimo pallone battendo la rimessa da fondo campo. Gordon non sbaglia i liberi e i Rockets hanno la meglio 122-118.
Apprezziamo molto il cuore dei giovani Nets e molto meno lo scandaloso arbitraggio di Houston.

 

 

Dopo 48 ore si scende in campo nuovamente contro i Los Angeles Lakers che hanno vinto lo scontro d’andata dello Staples Center. Jeremy Lin salta la partita per un problema alla schiena. Due squadre piuttosto giovani, con due head coach al primo anno e record quasi simili: la partita non poteva che essere equilibrata. A deciderla sono stati la voglia e la determinazione dei Nets a rimbalzo, dove Trevor Booker ha fatto il vuoto prendendone 18 in testa alla frontline dei Lakers. Complessivamente i Nets hanno preso 61 rimbalzi (di cui 19 offensivi). Migliori realizzatori sono stati Lopez (20 punti con 7 rimbalzi), Bogdanovic (23) e Kilpatrick (22). Le statistiche non rendono onore ma sul finale anche la prestazione di Joe Harris e soprattutto quella di Isaiah Whitehead sui due lati del campo è stata importante ai fini della vittoria, il minutaggio di Whitehead in una fase così primordiale della sua carriera NBA lo aiuterà molto rispetto ai suoi colleghi rookies.
L’altro nostro rookie, Caris LeVert, continua a vedere il campo per una decina di minuti ad allacciata di scarpe: possiamo ribadire che gli istinti difensivi ci sono già tutti e si fanno vedere. Per il resto bisogna aspettare che il minutaggio aumenti e che squadra e coaching staff aumentino di grado in grado le responsabilità nella metacampo avversaria.
Ai Nets va quindi la vittoria, ai Lakers rimane la più bella giocata della partita. Godetevi questo poster di Larry Nance Jr. ai danni del povero Brook Lopez:

Cosa succede a Long Island?
Come vi ricorderete i Nets hanno tagliato Yogi Ferrell la scorsa settimana, firmando Spencer Dinwiddle al suo posto. Successivamente i diritti sportivi di Ferrell sono stati presi dalla franchigia della D-League controllata da Brooklyn che gioca a Long Island.
Il piccolo Yogi nonostante la discesa dalla lega maggiore a quella di sviluppo continua a non mollare nulla ma la vera notizia sono i continui progressi di Chris McCollough, la prima scelta dei Nets dello scorso draft, che attualmente viaggia a 20 punti di media conditi da quasi 9 rimbalzi. Quando arriverà il suo turno?

Nella città di Disneyworld i Nets non riescono a trovare la loro seconda vittoria in trasferta della loro annata. Il copione è molto simile alla partita con i Lakers ma questa volta Orlando, pur tirando malissimo dal campo, ottiene extrapossessi che valgono oro e Brooklyn difende ancora una volta in maniera pessima quando la partita conta davvero.
Nel finale Evan Fournier segna la tripla del +5 e Bojan Bogdanovic ne sbaglia una molto simile: gioco, partita e incontro. Vincono i Magic 118-111, per i Nets in versione estesa (11 giocatori in rotazione, non saranno un po’ troppi?) altra cocente delusione on the road.

 

 

Worst team in the NBA?
Nella gara tra le due peggiori squadre della lega i Sixers hanno la meglio 108-107 in un festival degli orrori vinto però dalla squadra che ha in campo il giocatore migliore: Joel Embiid. Il ragazzone di Kansas gioca una delle migliori partite della sua giovane carriera: 33 punti, 10 rimbalzi, 3 stoppate e una serie di canestri importanti per dare la vittoria a Philly. Per i Nets solita storia: zero difesa, esecuzione che latita quando la palla scotta, 16 palle perse e gara a rimbalzo persa. Brooklyn viene addirittura doppiata nella voce riguardante i rimbalzi offensivi.
Il calendario ora dice trasferta a Toronto e il back-to-back con Golden State e Cleveland: siamo pronti ad essere la peggiore squadra NBA per Natale?

Tante domande, poche risposte
Con il record che cola a picco bisognerebbe iniziare a farsi qualche domandina sulla gestione di questi primi mesi e sui progressi ottenuti. Se è vero che Brooklyn gioca un basket un filino più godibile rispetto ad un anno fa i risultati non cambiano tantissimo, il conto delle sconfitte rispetto all’ultimo anno della putrida gestione Hollins rimane più o meno simile.
Ma in un anno di pura transizione lascia molto a desiderare l’aspetto che riguarda i minutaggi di questa squadra: la rotazione a 11 sembra davvero esagerata e ad oggi quelli che riescono ad ottenere un numero più alto di minuti in campo non sono proprio i ragazzini che rappresentano il nostro futuro: da quando è tornato dall’infortunio Rondae Hollis-Jefferson è stabilmente partito dalla panchina, LeVert vede per pochissimi minuti il campo e McCollough è stabilmente in D-League. Eppure a prendere i minuti in questo scorcio di stagione sono stati i Foye, Scola e ora addirittura i Bennett della situazione. Tutta gente che sicuramente poco avranno a spartire con i Nets nei prossimi anni.
In più c’è la questione Jeremy Lin: perchè il suo impiego in campo è sempre limitato a particolari restrizioni?
Questa squadra puo’ permettersi davvero di tenere fuori per lunghi tratti delle partite Lin e Lopez?
Cosa fare del discontinuo Bojan Bogdanovic ora che è giunto alla fine del suo contratto triannale?

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Nets Weekly Report Vol. 7

Ogni lunedì pensieri sparsi sulla settimana appena trascorsa dai Brooklyn Nets.

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Archiviata la situazione Montiejunas (i Rockets hanno pareggiato la offer sheet di Marks) i Nets si sono presentati sul loro campo al cospetto dei Washington Wizards, squadra più talentuosa ma con tanti problemi. Il tanto atteso debuto della prima scelta Caris LeVert non c’è stato e i Nets hanno letteralmente gettato via un buonissimo primo tempo chiuso in vantaggio di 16 punti. Il solito sciagurato terzo quarto toglie ogni energia alla squadra di Atkinson, Brooklyn in pochi minuti si fa rimontare dai Wizards e va sotto nel punteggio. Nell’ultimo quarto Joe Harris e Kilpatrick tengono la squadra in partita conquistandosi dei falli ma difensivamente non riescono mai a tenere il passo di Wall e Beal.
Partita persa, 118 punti al passivo e record che precipita.

48 ore dopo i Nets contro i Nuggets ripetono esattamente lo stesso copione: vanno avanti di 16 all’intervallo, partono benissimo anche nel terzo quarto andando anche sopra di 29 punti (ripeto: ventinove punti) ma improvvisamente blackout totale.
Offensivamente Brooklyn inizia a prendersi solo dei tiri affrettati da 3 con poca circolazione di palla e poco coinvolgimento dell’intera squadra, difensivamente il solito disastro e a rimbalzo l’energia di Faried e Wilson Chandler fanno a pezzi l’intero frontcourt dei Nets.
I 29 punti di vantaggio diventano solo 3 con palla in mano a Denver per una rimessa a 13 secondi dalla fine. Fortunatamente Jameer Nelson ci grazia e butta via il pallone del possibile pareggio. Bogdanovic prima e Kilpatrick dopo segnano i tiri liberi della vittoria: 116-111 è il punteggio finale del Barclays Center.

Tutto il quintetto dei Nets è andato in doppia cifra, 24 punti con 8 rimbazi per Lopez, 22 per Kilpatrick, 14 di Whitehead, doppia doppia da 15 punti e 12 rimbalzi per Trevor Booker e 19 punti per Bojan Bogdanovic.. Dalla panchina arrivano anche 16 punti per Joe Harris e, soprattutto, l’esordio NBA per Caris LeVert. Per il prodotto di Michigan nessun canestro in nove minuti ma 4 rimbalzi e 3 palle recuperate. Ma non lasciatevi ingannare dalle sole cifre: Caris ha mostrato degli istinti naturali per il gioco già piuttosto marcati nonostante non giocasse una partita agonistica da più di un anno dal suo infortunio, il resto verrà da sè. La novità che propone Atkinson nelle sue rotazioni è rappresentata da Anthony Bennett. La prima scelta ex Cavaliers si è guadagnato con impegno e grande dedizione, soprattutto a rimbalzo, i minuti che appartenevano a Luis Scola.

Bye Yogi, Hello Spencer

Nella giornata di giovedì i Nets hanno richiesto il taglio di Yogi Ferrell. Con la situazione di Jeremy Lin e le naturali difficoltà del rookie Isaiah Whitehead i Nets hanno deciso di dare una chance a Spencer Dinwiddie, ex Detroit Pistons scelto con la numero 38 nel draft del 2014.

 

Come riporta Woj il contratto di Dinwiddie è un triennale garantito solo parzialmente.

Come da tradizione, lunga da ben 14 anni, i Nets prendono la consueta legnata a San Antonio e non c’è davvero molto da dire dato che il punteggio mi pare piuttosto indicativo: 130-101.

Chiudiamo la settimana con una bella notizia, Jeremy Lin è davvero pronto a tornare. Vedrà già il campo contro Houston?

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Houston pareggia l’offerta per Montiejunas

Come accaduto per Tyler Johnson e Allen Crabbe, anche gli Houston Rockets hanno preferito tenersi il loro restricted free agent Donatas Montiejunas.

 

Montiejunas aveva firmato nella giornata di venerdì un contratto di 4 anni per un totale di 37 milioni.
Houston non potrà scambiare i diritti di Montiejunas in questa stagione e dovrà decidere se esercitare o meno l’opzione a 9 milioni per la prossima stagione entro il 1° Marzo.

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