
Una squadraccia
Una banda di contratti sopravvalutati
Un roster messo in piedi senza alcun senso
Fosse la mia squadra li coprirei di insulti per la pochezza caratteriale
Un disastro
Imbarazzanti poi i vari Humphries, Blatche, Lopez per carenza di coglioni.
Buongiorno Nets Nation, spero che almeno voi siate orgogliosi di una squadra che almeno quest’anno vi ha fatto divertire. Poco importa se gente abituata solo a vincere scegliendosi il giocatore o il roster più forte vi critica non sapendo nemmeno di cosa parla.
Cosa ne sa certa gente di cosa ha passato questa franchigia nei precedenti 6 anni? Cosa ne sanno del salto in avanti che è stato fatto in soli 12 mesi?
Probabilmente molta di questa gente brava solo a sparare sentenze, non ha idea di come sia difficile costruire una squadra vincente. Non ha idea cosa vuol dire saper creare un gruppo forte anche partendo delle delusioni, non ha idea cosa vuol dire avere un sistema di gioco ed un organizzazione che possano sopperire quando il solo talento non basta.
Se facessimo una lista di squadre molto più forti di questa che nel loro primo anno di pallacanestro giocata assieme hanno fallito credo che ci sarebbe da ridere.
Potremmo parlare di varie versione dei Lakers che avevano Hall of Famer (non Joe Johnson e nemmeno Brook Lopez, ma Hall of Famer come Malone, Payton, Nash, Shaq, Kobe, Gasol e compagnia cantante) che hanno fallito miseramente. O dei Miami Heat di cui oggi decantiamo le gesta, che sono usciti a testa bassa dalle finali del 2011 nonostante una squadra tremendamente più forte.
Qui bisogna parlarsi chiaro: questa squadra non è da titolo, non è mai stata da titolo. Questa squadra è stata assemblata prima di tutto per portare un prodotto competitivo nella nuova casa di Brooklyn. Se pensate che bisognava ripartire con i giovani, gli assets, le scelte e presentarsi con la scritta “Abbiamo tanto spazio salariale!” in una piazza così importante come quella di Brooklyn avreste assistito alla morte prematura di questa franchigia.
Anche perchè Brooklyn non è proprio Oklahoma City, dove la gente non ha alcun posto dove andare la sera tranne andarsi a gustare una squadra di basket. New York City offre quei 3-4 sfizi in più. Ragion per cui i Nets dovevano spendere (anche esagerando) per portare la gente al palazzo, per portare entusiasmo e per portare questa squadra almeno ai playoff. Chi non capisce questo non ha la più pallida idea di come erano messi i Nets nella palude del New Jersey, quando erano il 31esimo mercato NBA (dietro addirittura agli scomparsi Sonics!).
Parlando dell’aspetto cestistico, rimango ottimista. Abbiamo dei buoni margini di miglioramento. Sul talento puoi sempre costruirci qualcosa sopra. Senza talento di sicuro non vai da nessuna parte.
Oltre ai soliti noti Deron Williams e Brook Lopez, il vero asse sul quale far ripartire la macchina, c’è ancora del talento che quest’anno per vari fattori è stato del tutto inesplorato o esplorato male. Parlo ad esempio di Teletovic, di Toko Shengelia (che per me avrebbe potuto essere un fattore contro i Bulls solo per l’energia che mette in campo) e di Bojan Bogdanovic sul quale i Nets hanno i diritti per il prossimo anno.
Non dimenticandoci che abbiamo ancora tutte le nostre prime scelte al draft ancora disponibili, scelte che sono importantissime nella NBA moderna e che possono favorire anche delle trade assieme a dei contratti in scadenza (Humphries sarà una scadenza a tutti gli effetti).
Segnatevi queste parole: il futuro è ancora nostro! Agli altri lasciamo la gioia di godersi l’argenteria della moda del momento.
Chi ama questa squadra sa benissimo a cosa va incontro. È quasi una scelta di vita!