Capolinea

Si è conclusa ieri notte l’avventura 2013-2014 dei Brooklyn Nets. Una corsa ad ostacoli piena di momenti controversi che rende anche difficile il giudizio finale. Si è conclusa contro la squadra che da 3 anni domina la NBA in lungo e in largo (forse sarebbe anche il caso di chiedersi serenamente i motivi) in una serie finita a Gara 5 ma che ha avuto almeno 4 partite piuttosto tirate.

Da dove iniziamo? Direi che inevitabilmente il vero punto di dibattito è la trade che ha portato Paul Pierce e Kevin Garnett alla corte di Prokhorov sacrificando le famose 3 prime scelte. Una scelta che, assieme alla firma di Andrei Kirilenko, ha scatenato l’entusiasmo della fanbase (compreso chi vi scrive) e dei proclami che non sono stati rispettati.

Dal mio punto di vista difendo ancora la scelta di Billy King di sacrificare buona parte del futuro della franchigia per farsi un giro di corsa nella Eastern Conference. Quella corsa, purtroppo, non è mai realmente iniziata.

A partire dalla prima palla a due di Cleveland si è capito da subito che questa non era la squadra del destino che tutti sognavano: niente Jason Kidd sospeso dalla NBA per un incidente stradale di un anno prima, un Deron Williams confusionario che esordì dopo aver saltato interamente il training camp a Duke e una sconfitta contro i non irresistibili Cleveland Cavaliers.

Abbiamo visto questa squadra implodere a Novembre e Dicembre sotto i colpi degli infortuni di quasi tutti i membri del roster, buttare via partite già vinte e straperdere partite contro avversari di un livello più alto.
Avevo perso molta fiducia nello staff tecnico dopo il licenziamento di Lawrence Frank e il famoso soda-gate. Avevo perso totalmente la fiducia in una stagione quantomeno da playoff quando all’indomani di una sconfitta allo scadere contro i 76ers i Nets annunciavano l’infortunio per tutta la stagione per Brook Lopez, il nostro miglior giocatore fino a quel momento.

Più che parlare di fallimento a quel punto della stagione avrei usato termini più apocalittici come disastro sportivo o stagione maledetta.

Ma da Gennaio in poi, partendo da un 10-21, ho visto forse la migliore pallacanestro dei Nets degli ultimi 10 anni. Si è assistito alla rinascita della carriera di un giocatore come Shaun Livingston (forse lui l’uomo immagine di questo 2014), un allenatore che ha saputo adattarsi alle mille difficoltà provando quintetti sperimentali e che non ha avuto paura sia di mettere i suoi contrattoni in panca quando se lo meritavano sia di far esordire un rookie poco quotato come Mason Plumlee (scelto alla 22 e finito quarto nella lista di rookie dell’anno) o un giocatore ingiustamente finito nel dimenticatoio come Mirza Teletovic.

Abbiamo visto una delle migliori versioni di un giocatore come Joe Johnson che si è meritato la convocazione all’All Star Game nonostante di lui ci si ricordi solo, ingiustamente, del contratto che percepisce alla fine del mese. Abbiamo visto due giocatori come Kevin Garnett e Paul Pierce lottare con le unghie e con i denti nonostante la loro veneranda età, abbiamo visto il loro ritorno a Boston tra gli applausi e la commozione generale anche di chi (come me) i Boston Celtics gli ha visti quasi sempre come dei rivali.

Ho visto una squadra giocare senza lunghi di riferimento andare sotto 2-3 nella serie contro una giovane, atletica e fisicamente messa meglio Toronto. E ribaltare il tutto con la forza dell’orgoglio in una Gara 7 giocata di fronte ad un pubblico di 20.000 pazzi scatenati e chissà quanti all’esterno dell’Air Canada Centre. La prima serie di playoff vinta da questa squadra dal lontano 2007!

E infine ho visto questi Nets (non i Nets dei proclami ma quelli che hanno combattuto per un posto ai playoff) arrendersi soltanto ai 49 punti di uno dei migliori giocatori della storia di questo giochino con la palla a spicchi e ad una tripla dall’angolo di Ray Allen. Sono convinto che questa squadra abbia dato il massimo, a differenza dello scorso anno, e anche l’approccio alla Gara 5 di ieri lo ha dimostrato.

Non ho idea di quello che sarà il futuro, se Garnett deciderà di ritirarsi, se Paul Pierce resterà a Brooklyn o vorrà provare una corsa con il suo amico Doc Rivers, se Deron Williams sarà più lo stesso di quello visto a Utah. Ma non posso di certo definire questa stagione come un fallimento, lasciando perdere i conti da ragioniere del salary cap o i proclami da settore marketing.

È stata un’avventura divertente ed è stato un piacere condividerla con voi che seguite questo piccolo spazio!
Ci rivediamo il prossimo anno, Brooklyn Nets!

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