Not ordinary Joe: alla scoperta di Joe Johnson

In quella che doveva essere una stagione trionfale (almeno sulla carta) e che invece, fino ad ora, si è rivelata un’annata parecchio difficile, voglio mettere sotto le nostre spotlight, una delle poche note liete di questa prima parte di regular season dei Nets.

JJ, Iso Joe, Not ordinary Joe. Per gli amici Joe Marcus Johnson.

Nato a Little Rock, Arkansas, nel giugno del 1981, Joe milita proprio nell’università del suo stato, gli Arkansas Razorbacks, dove guida agilmente la squadra sia in punti che in rimbalzi. Scelto dai Boston Celtics come decima chiamata assoluta nell draft NBA del 2001, gioca in 33 gare di stagione regolare, prima di essere scambiato nel bel mezzo del suo anno da rookie: già questo potrebbe essere un fattore destabilizzante per una matricola. Preparata la sua valigetta, la nuova destinazione è senz’altro molto meno piovosa di Boston, dato che si trasferisce nel bel mezzo del deserto dell’Arizona, ai Phoenix Suns. Joe_Johnson sunsCon Mike D’Antoni come capo allenatore e con uno Steve Nash nel prime della sua carriera come compagno, si trova subito come un bambino in un negozio di giocattoli: diventa nel sistema tutto corsa e tiro dei Suns, uno dei tiratori da tre più letali di tutta la NBA. Non fosse stato per la sua frattura al viso nei playoff del 2005, Phoenix avrebbe quasi certamente raggiunto (e forse magari anche vinto) la finale NBA. Iniziai allora ad affezionarmi a quel numero 2: la sua meccanica di tiro morbidissima mi piaceva da morire. Poi arriva l’estate del 2005, dove Joe è free agent: è cioè libero di firmare con la squadra che lui preferisce. Me la ricordo molto bene: era l’anno del viaggio post-maturità e mi trovavo nell’incantevole Mykonos. Mentre mi godevo, insieme ai miei compagni di (s)ventura, una birra ghiacciata sulla spiaggia, mi capita casualmente a tiro una Gazzetta (immancabile anche all’estero) ed inizio a sfogliarla come se niente fosse: arrivato alla pagina del basket, noto un trafiletto, dove leggo che Joe Johnson è stato firmato dagli Atlanta Hawks.Poerallui” si direbbe noi a Firenze (povero lui ndr). Attraverso un sign-and-trade (nel pacchetto oltre a Boris Diaw c’è anche una prima scelta che poi si tramuterà in Rajon Rondo) approda così in Georgia, certamente non i Lakers o gli Spurs in quanto ambizioni da titolo. In compenso viene ricoperto di bigliettoni verdi. E anche tanti. Il suo contratto recita oltre cento milioni di dollari: contratto che è in essere ancora oggi. Joe diventa l’autentica stella indiscussa dell’attacco degli Hawks: nel sistema di Mike Woodson (oggi allenatore dei Knicks) ha lui le chiavi ed accende e spegne a piacimento. Diventano così famosi i suoi formidabili isolamenti, dal quale proviene uno dei suoi celebri soprannomi: Iso Joe. Il giocatore è sublime, il suo 1 vs 1 è spettacolare e molto produttivo. Il suo tiro dalla lunga, beh, non è cambiato di una virgola. Una sentenza. joe-johnson-p1Poi però, come succede a gran parte delle stelle della NBA, si stufa dell’ambiente, qualche dichiarazione pepata fuori posto, i tifosi lo fischiano e via le porte di una trade sono spalancate. Ok. Bene. Ma chi è che si accollerebbe un contratto da oltre 100 milioni di dollari, per un giocatore trentenne e sulla via del declino? Mission Impossible. E chi se non i Nets potrebbero risolvere la questione? Il nuovo proprietario dei Nets, l’oligarca russo Michail Prochorov, vuole festeggiare il trasferimento della sua franchigia dalla palude a Brooklyn. Vuole soprattutto regalare a Deron Williams un motivo valido per cui restare. Billy King, mette in piedi un’operazione che prevede molti giocatori, ma alla fine porta JJ al cospetto del Barclays Center. Davanti al mio PC rimasi incredulo a leggere la notizia. La felicità s’impadronì di me. JJ gioca una grande prima stagione in nero/bianco: 72 partite da titolare, 18 volte oltre 20 punti, 2 oltre 30, per ben 18 volte miglior marcatore di squadra. Stabilisce il quinto miglior primato della storia dei Nets, per triple in una singola stagione con 148. Ma non sono i numeri a rendere giustizia a questo fenomenale giocatore. E’ il suo essere clutch che ti lascia senza fiato. Dategli la palla nel finale e lui vi vincerà la partita. Matematico. Per informazioni rivolgersi ai Pistons, schiantati dopo due OT da un arresto e tiro meraviglioso di JJ. O ai Bucks, agli Wizards. O ai Bulls, in quella maledetta partita degli ultimi playoff (maledetto soprattutto Nate Robinson), finita dopo 3 overtime e dove Iso Joe ci ha tenuto a galla con una serie di canestri impossibili. joe-johnson-netsPoi arriva questa stagione. Arriva un altro fenomeno come Paul Pierce ed iniziano ad emergere i problemi di coesistenza tra i due. Inoltre la stagione di Brooklyn inizia ad andare a sud e Joe comincia a risentire contro gli avversari più dinamici, del suo non più formidabile atletismo. Però la mano sartoriale c’è sempre. Stende a casa loro i Thunder, con un buzzer beater in faccia ad Ibaka, non certamente l’ultimo coglione difensivo. E’ protagonista anche nell’insperata vittoria contro gli Heat, dove realizza un ventello nel primo quarto. La stagione è ancora lunga. Magari risorgeremo, o forse andremo ancora più a picco. Io spero però di arrivare in tanti finali di gara con la partita in equilibrio. Perchè in quel caso c’è JJ. Una giornata in ufficio. Not ordinary Joe.

Adesso gustiamoci un pò di clutch di Mr Iso Joe.

e qui il già citato buzzer contro i Thunder!

Informazioni su Matt_B.A.

follow me on twitter @Msheed20 and facebook! NFL/NBA insider 4 @inzonacesarini #movingthechains editor 4 @BKNetsitalia "If you believe in yourself, have dedication and pride and never quit, you'll be a winner. -Paul Bryant" una passione sfrenata per l'NFL e l'NBA...peccato non essere nato dall'altra parte della pozza... mi sarebbe piaciuto avere una palla ovale/spicchi in mano piuttosto che un pallone tra i piedi...
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