Nets-Heat – Game Notes

NICKNAME GAMES

Mettete Lebron James, Ray Allen, Paul Pierce e Kevin Garnett in campo, e nonostante tutte le assenze (da Wade a Deron passando per Battier, Lopez e Chalmers) avrete sempre e comunque una grande partita.

Soprannominata The Nickname Game a causa dei soprannomi al posto dei cognomi originali messi sul retro della maglietta, Heat e Nets finiscono la gara con un doppio overtime. A spuntarla è Brooklyn 104-95 che raggiunge la sua quinta vittoria di fila rimanendo ancora imbattuta in questo 2014.

– L’affermazione di molti dei veterani di Brooklyn nel nostro periodo più buio della stagione era: we have no identity.
Se mi avessero detto che senza Deron Williams e Brook Lopez e con un calendario che ci metteva contro avversari come Oklahoma City, Golden State, Atlanta e Miami i Nets avrebbero trovato la soluzione avrei chiamato uno psicanalista di quelli bravi. La realtà sta in una sola parola, molto importante nelle carriere di giocatori come Pierce, Garnett e Kirilenko: difesa.
Meno di 100 punti concessi a Oklahoma City sul loro campo, meno di 100 concessi ai Warriors (interrompendo una striscia di 11 vittorie consecutive) e solo 95 punti concessi ai Miami Heat con due overtime giocati.

– Per quanto riguarda l’attacco i ruoli sembrano molto più definiti, la prima opzione offensiva è senza dubbio Joe Johnson. Per lui uno strepitoso primo quarto (22 punti) e un paio di canestri importanti tra secondo tempo e overtimes. Finirà con 32 punti la sua partita ma sono curioso di vedere quale sarà il suo compito col ritorno di Deron Williams.

– Brooklyn fino a metà quarto periodo è stata padrona della partita mostrando grande pallacanestro su entrambi i lati del campo. La circolazione di palla sembra quella vista nella prima partita con gli Heat del 2 Novembre. Dall’altra parte però c’è sempre il re: Lebron James, senza il suo compagno di merende Wade, decide di prendersi sulle spalle tutto il peso dell’attacco Heat e rimette i suoi in partita a partire da una semi-rissa dovuta ad un contatto con Mirza Teletovic:

A Teletovic (che sorride in faccia a The Choosen One) viene fischiato un flagrant foul di tipo 1, a Lebron James niente fallo tecnico nonostante non fosse proprio la sua prima reazione sconsiderata durante la partita.

Il nervosismo di Lebron porta gli Heat alla rimonta (partivano da uno svantaggio di 14 punti). Ma Sull’89 pari e qualche secondo da giocare i Nets avevano a disposizione il tiro della vittoria: la tripla di Paul Pierce non è il massimo. Prende a malapena il ferro: Free Basketball al Barclays!

A 36 secondi sul cronometro del primo overtime con i Nets avanti 93-91 arriva la svolta: Shaun Livingston va a prendersi lo sfondamento di Lebron James. È il suo sesto fallo. La partita finisce per lui (36 punti, 7 rimbalzi e 5 assist si lasciano guardare) ma non finisce ancora per gli Heat che con un jumper di Norris Cole rimandano la festa di Brooklyn portando tutto al secondo overtime.
Nei successivi 5 minuti non c’è più storia: troppa l’intensità dei Nets, troppa la stanchezza dei ragazzi di Spoelstra che avevano giocato il giorno prima sul campo dei Knicks. 104-95 è il risultato finale più giusto.

Con Andrei Kirilenko in campo i Nets sono 7-3. Se pensate che sia un caso, non lo è.
Se nella mattinata leggerete il boxscore vi sembrerà una partita mediocre la sua, ma quello che da AK47 non puo’ essere analizzato coi soli numeri. Giocatore totale.

– I due vecchietti, Pierce e Garnett, la spiegano ancora. Il primo finisce con 23 punti e alcuni canestri fondamentali, il secondo va in doppia doppia con 12 punti e 10 rimbalzi. Quello che stanno dimostrando durante questo nuovo anno dovrebbe far tacere molti che gli avevano già dati per morti. Never understimate the heart of a champion vi direbbe Rudy Tomjanovich.
A me è piaciuto molto anche il contributo che ha dato Alan Anderson: in attacco fa molta più fatica rispetto ai mesi scorsi ma ha giocato molto bene dietro alternandosi con Kirilenko e Pierce su nel compito arduo di contenere Lebron.

– La palma di migliore in campo non puo’ non andare a Shaun Livingston: la sua è una prova commovente. 19 punti, 11 rimbalzi e 5 assist, tanto cuore (è lui a prendersi il fallo in attacco di LBJ) e tante giocate di atletismo che ci fanno tornare indietro con gli anni, quelli antecedenti a quel maledetto infortunio.

– Non so come riusciranno a salire sull’aereo dopo la partita e le energie spese stanotte ma i Nets alla 1 italiane di domani sono già in campo. In Canada, contro i capolisti attuali dell’Atlantic Division: i Toronto Raptors.
Considerato l’età della nostra squadra sembra un’impresa molto difficile.

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