Le bugie dei Nets

Nell’era dei social network e del branding su ogni cosa, i Nets hanno il miglior settore marketing dell’intera NBA.
Vendono ogni singola statistica, ogni singolo quarto, hanno sponsorizzato anche la presentazione del quintetto base da parte del public announcer.

Durante la partita oltre al coro Broooooklyn Brooooklyn guai a non ricordare ai fans che nelle vicinanze del Barclays puoi fare rifornimento da Modell’s (con tanto di jingle Gotta go to Mo’s dopo un canestro) e riempire il carrello dei nuovi cappellini e magliette da hipster che occasionalmente indossa anche Jay-z durante i concerti.

Questa è la franchigia Brooklyn Nets ad oggi. E per quanto riguarda il campo?

L’eliminazione al primo turno ha visto licenziare, giustamente, P.J. Carlesimo e fatto iniziare la corsa al nuovo allenatore. Si parla di Lionel Hollins, si fa un tentativo per Phil Jackson, si svolta su Jeff Van Gundy, si aspetta l’eliminazione dai playoff dei Pacers per organizzare un meeting con Brian Shaw…..e sul più bello si vira su Jason Kidd che si era auto-candidato nello spazio di un weekend.

Probabilmente il settore marketing presieduto dal signor Yormark con l’approvazione dei russi avrà anche le sue ragioni: chi oserà mai dire niente contro colui che è stato simbolo dei Nets vincenti? Chi oserà mai cantare Fire Kidd quando solo poche settimane prima la sua maglietta è stata ritirata ed è ancora vivo il ricordo delle sue aperture dopo il rimbalzo appena conquistato?

Lo sport professionistico a New York è questo: l’importante è vincere sui giornali. Fare marketing, fare la notizia. Gli Yankees lo fanno da anni ma guardano tutti dall’alto in basso per titoli vinti e per monte salari, i New York Jets sono la franchigia che scambiò per Tim Tebow (il giocatore più controverso d’America) e i New York Knicks…..beh sono la squadra di James Dolan. E ho detto tutto.

Vincere le headlines è tutto: se il nuovo coach non basta ben vengano Pierce e Garnett tanto c’è sempre chi, come contromossa, scambierà per Bargnani e proverà a cedere in tutti i modi la promessa Iman Shumpert.

Quando, come oggi, i risultati tendono ad andare male il settore marketing non si ferma: finge che va tutto bene ma soprattutto (ed è la cosa che mi fa più arrabbiare) mente sulle condizioni fisiche dei suoi atleti.

Siamo onesti: dal 2011 ad oggi per quanto tempo abbiamo visto Deron Williams al 100%? Sommando tutto riusciamo ad arrivare ad un massimo di 5-6 mesi?
Da quanto si porta dietro l’incredibile problema alle caviglie e da quanto i Nets ci raccontano che invece è un problema da nulla?
Lo scorso anno, ad esempio, Deron Williams era palesemente fuori forma, palesemente in sovrappeso. Peccato che i Nets avevano bisogno di vendere il loro prodotto barattando un mese di regular season decente con una stagione andata a donne di facili costumi.
E anche oggi, dopo un anno, siamo alle solite: il settore marketing manda le mail a media e tifosi dicendo che contro Portland stanno tutti bene, poi Kidd qualche ora dopo farà sapere che Deron Williams non sarà della partita e che non c’è una data precisa per il suo ritorno.

No timetable è la stessa sorte che tocca a Brook Lopez. L’uomo che in 2 anni ha subito due operazioni al piede e del quale da due anni ad ogni infortunio bisogna pregare affinchè i Nets ci dicano la verità sul suo status fisico.

Dai 2-3 mesi di stop nella stagione 11/12 siamo passati a stagione finita. Dalla sola settimana ai box (Dicembre 2012, il mese che è costato il lavoro ad Avery Johnson per intenderci) siamo passati ad un mese intero senza mettere piede in campo.

Dopo la botta ricevuta a Phoenix non sappiamo ancora cosa sia successo, quale sia il problema e quanto ne avrà per recuperare.

Ma niente panico tifosi Nets, il settore marketing troverà un’altra volta il modo per raccontarci favole e farci vivere un’estate di sogni…come ama dire Yormark: we don’t sell wins, we sell fun!

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