No Sleep Till Brooklyn preview: ROUNDTABLE

neets basketball

Il nostro viaggio verso il Larry O’Brien Trophy comincia qui, questa notte la versione più attesa dei Nets nella loro storia apriranno la loro stagione a Cleveland dove Kyrie Irving gli aspetta.
È anche il nostro secondo anno di attività e se il primo si è fermato con un’eliminazione dai playoff solo al primo turno, le aspettative per questa stagione sono alte…altissime!

Il 2013/2014 vede l’ingresso di una nuova rubrica che coinvolge a turno 2 tifosi dei nostri amati Nets. In questo primo appuntamento di Roundtable Tzara (nostro nuovo redattore) e Marco Bortoluzzi hanno risposto a 6 domande provando a risolvere alcuni dubbi che questa squadra porta essendo completamente nuova.

1) Partiamo subito forte, provate ad azzardare (motivando) il record che i Nets avranno in regular season e come si posizioneranno nella prossima Eastern Conference.

Tzara: Immagino che scripta manent, vero? Non è facile da dire: il livello medio della conference si è alzato e l’aumentata competitività porterà a classifiche corte e strane (com’era la Western Conference fino a poco tempo fa: pensiamo che nel 2008 con 48 vittorie Golden State non fece la postseason). C’è un equilibrio spaventoso. Come numero di vittorie totali sarei contento se superassimo il muro delle 55, che potrebbe voler dire vincere la division e assicurarsi un posto tra le prime tre (verosimilmente secondi o terzi, data Miami).

Marco: Sicuramente mi aspetto un record migliore di quello dell’anno scorso e penso lo si otterrà senza nemmeno troppi problemi. Non azzardo numeri perché non sono bravo in queste cose, però azzardo la posizione e dico che chiuderemo al terzo posto a Est, dietro Miami e Chicago, che considero le due squadre più attrezzate. Miami perché non c’è neanche bisogno di spiegarlo e invece attenzione ai Bulls perché con l’applicazione difensiva che hanno e con questo Rose sono molto molto pericolosi. Indiana invece, al contrario di molti che la vedono come la principale outsider di Miami, la considero al pari nostro, un gradino sotto le due sopracitate.

2) Ho trovato interessante questa provovazione di Steve Kerr durante la telecronaca di Nets-Heat di preseason della scorsa settimana. Kerr dice “I Nets non avrebbero mai e poi mai dato questa squadra in mano a Jason Kidd se la trade che ha portato Pierce e Garnett fosse stata completata prima”. Siete dello stesso parere? Quanto sarà difficile per Kidd allenare questo gruppo di All Star?

Tzara: Non sono dello stesso parere ma capisco il motivo per il quale Kerr si è spinto in questa analisi: quanti Head Coach esordienti ci sono in NBA? Brown e Budenholzer vengono da anni di gavetta a S. Antonio, Stevens è un mago dell’NCAA, lo stesso Hornacek ha dell’esperienza fatta alle spalle di altri.. Kidd è l’unico ad aver fatto il salto completo, dalla canotta alla giacca e cravatta. Non è usuale. Kidd però sa più di tutti, che il suo compito non è facile. Infatti ha accettato di circondarsi da un ottimo gruppo di assistenti tra i quali, oltre a Frank, sottolineo le figure di Prunty e Welch. Sul come allenerà il gruppo, al di la di aspetti di gerarchie sui quali sorvolerei (perché penso che Jason, avendo dismesso la canotta da poco, sia ben conscio di tali dinamiche), mi concentrerei su un aspetto: Kidd deve capire che allena dei grandi campioni, ma non allena altri Jason Kidd. Deron Williams è una fantastica PG, ma non pensa la pallacanestro alla velocità con la quale la pensava lui. Il Kidd allenatore dovrà esser bravo a tradurre le sue idee di pallacanestro a questo gruppo e per questo ci vorrà del tempo, e per l’allenatore, e per i giocatori.

Marco: Mah, sinceramente no. Chiaro, Jason è un debuttante e come tutti i debuttanti è per certi versi un rischio, però mi sembra abbia un tale background da giocatore che non credo incontrerà grandi difficoltà nell’allenare e gestire uno spogliatoio di All Star. Ti dirò di più, al contrario sono convinto che la gestione del gruppo possa essere facilitata dalla presenza in squadra di giocatori veterani come ad esempio i due ex celtics. Mi sbaglierò ma, sotto questo punto di vista non vedo problemi.

3) Chi pare avere più pressioni di tutti quest’anno è Deron Williams che deve una volta per tutte dimostrare di essere il Deron Williams per il quale i Nets scambiarono durante la deadline del 2011. È questa la squadra ideale per far esprimere al meglio D-Will? Quanto d’aiuto puo’ essere un amico/mentore come Jason Kidd?

Tzara: In parte ho risposto rispondendo alla domanda precedente: Deron Williams è – sicuramente – all’anno della definitiva svolta. Per età, per maturazione cestistica e, infine, per le condizioni che si sono create al momento intorno a lui. Kidd è stato una PG molto diversa da lui come stile di gioco: paradossalmente una PG à-la-Kidd sarebbe stata più utile per esaltare il talento offensivo del quintetto. In questo senso Williams può trarre giovamento dai consigli del suo coach. Ora non c’è più bisogno che prenda tanti tiri dal campo ma che sia sempre ben centrato sulla partita. La maturazione cestistica di un campione passa anche da qui.

Marco Le fortune di questa stagione passano per le mani di Deron Williams, su questo immagino saremo tutti d’accordo. Credo che anche lui sia conscio del fatto che è arrivato il momento di dare quel qualcosa in più, di dimostrare che è una delle migliori PG della lega e che può portare la sua squadra a traguardi importanti. Sono molto fiducioso sulla sua stagione e (in questo momento sto scrivendo col naso), sono convinto che questo sarà l’anno della definitiva consacrazione. Il giorno in cui venne annunciato come head coach, la sua prima dichiarazione fu che Jason era da sempre il suo giocatore preferito e il modello a cui si ispirava. Al di là della frase che può sembrare una sviolinata, non faccio fatica a credere alle sue parole. La fortuna di avere le cure e le attenzioni di un coach che è stata una delle migliori PG della storia, non può che essere vista come una benedizione da Deron.

4) Veniamo alla panchina. Lo scorso anno molti hanno avuto dei periodi d’affanno e altri giocatori andati via in estate (penso a Brooks o a Kris Humphries ma anche lo stesso Gerald Wallace) si sono espressi negativamente sul loro utilizzo. Quest’anno le cose sembrano essere cambiate: Shaun Livingston pare essersi ritrovato, abbiamo uno degli ex candidati al premio di sesto uomo dell’anno come Jason Terry, un giocatore di rara intelligenza come Kirilenko, uno dei migliori rimbalzisti della lega in Reggie Evans, una delle star del basket europeo che deve ancora trovare la sua dimensione in NBA come Teletovic e quel pazzoide di Andray Blatche. Senza dimenticare Alan Anderson e i giovanissimi Plumlee, Shengelia e Taylor. È questa la migliore panchina della NBA? Ma soprattutto chi è il vero fattore X che puo’ fare svoltare le partite?

Tzara: Taylor, Anderson, Shengeila, Teletovic e Plumlee sulla carta sono il nostro TERZO quintetto. Basti pensare a questo per capire il livello di profondità della panchina. Onestamente non ho idea se questa sia la migliore panchina dell’NBA o no (i Clippers forse ce l’hanno migliore, i Nuggets forse più profonda, etc..) ma di sicuro è la migliore panchina che potessimo costruire ad oggi. Giocatori dalle caratteristiche diverse rispetto ai titolari e in alcuni casi complementari. A me piace molto e le risposte in tal senso dalla preseason sono confortanti. Sul fattore X confido molto in Andray Blatche: ha la capacità di giocare al posto di e assieme a Garnett e Lopez indistintamente. Se Kidd saprà utilizzarlo al meglio, potrebbe risolvere molte ma molte situazioni tattiche. Al momento è lui il vero sesto uomo. Non so esprimermi sulla tenuta fisica di Terry: se confermasse il calo visto negli ultimi tempi, alla lunga, uno scorer puro dalla panchina potrebbe mancare.

Marco: A mio parere miglior panchina NBA senza ombra di dubbio, un lusso che pochi hanno. Kidd ha già annunciato che Garnett e Pierce rimarranno a riposo nei Back to Back, decisione che puoi permetterti prendere con se i loro sostituti rispondono ai nomi di Kirilenko e Blatche. per dirla alla Abatantuono “scusa se è poco!”
Un fattore che può far svoltare le partite è la possibilità di far entrare dalla panchina uno del calibro di Kirilenko. gGocatore che sa far canestro, sa smazzare assist, prendere rimbalzi, difendere, stoppare… dalla panchina, un autentico lusso!!

5) Crunchtime, mancano 3 minuti di una partita importante. Con che quintetto andate? Nelle mani di chi affidereste l’ultimo tiro?

Tzara: Il quintetto con il quale andrei è quello classico Williams-Johnson-Pierce-Garnett-Lopez. Sull’ultimo tiro.. Bella domanda: testa Johnson croce Pierce, il lancio della mia moneta avrebbe probabilità di cadere sul taglio.

Marco: Sicuramente con lo starting five Williams – Joe Johnson – Pierce – Garnett – Lopez e l’ultimo tiro lo affiderei a Joe Johnson, che in queste situazioni si esalta. Cito una statistica, la scorsa stagione nell’ultimo minuto del quarto periodo, nove volte su dieci ha messo il tiro del pareggio o della vittoria. Ci sta.

6) Veniamo all’ultima domanda: in che modo questa stagione potrà definirsi un successo? Prokhorov con tutto quello che ha speso si aspetta il titolo ma siamo davvero al Championship or Bust?

Tzara: Personalmente, dovessi giocarmi il titolo di conference con Miami, sarei già contento. Non penso siamo al championship or bust. Al di la di quel che si dice, tante dinamiche salariali e tecniche non fanno pensare a questo. Non so però entrare nella testa di Prokhorov. Il magnate Russo è uno che, come abbiamo visto, non bada a spese, ma si aspetta anche dei risultati di un certo tipo, a breve termine. E non nel senso di una “buona” finale di conference contro Miami. Nel caso non arrivassero, non so quali potrebbero essere le sue reazioni. Finora abbiamo visto l’uomo d’affari, quello che in tre mesi ha già recuperato buona parte dei soldi che spenderà in luxury tax. Sono sicuro però che abbiamo le basi tecniche e non, affinchè anche se le cose dovessero andar malissimo, non si tornerà più al punto di partenza.

Marco: I Nets di quest’anno sono la squadra dei 100 milioni di stipendi, il più alto monte ingaggi di sempre, è normale che ci si aspetti molto, però è altresì vero che il solo fatto di spendere tanti dollari non è garanzia di successo. Personalmente non penso che qualsiasi risultato diverso dal non vincere il titolo possa essere considerato un fallimento, credo che questi Nets abbiano tutte le carte in regola per essere protagonisti di una stagione appassionante e di conseguenza farci divertire, poi se vinceranno non lo so. Per rispondere alla tua domanda, considererò questa come una stagione di successo se vedrò una squadra che non molla mai fino alla fine e che provi a raggiungere il risultato attraverso il bel gioco.

Il nostro primo appuntamento con il roundtable finisce qui: ora è tempo di dare la parola al campo. La stagione inizia proprio oggi: LET’S GO NETS!

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