Cronaca semiseria di un disastro

Gerald Wallace, la faccia di chi non ci sta a farsi umiliare.

Gerald Wallace, la faccia di chi non ci sta a farsi umiliare.

Chiariamo subito: questo non è un post che invita al panico. Per fortuna il game recap della partita ho preferito non scriverlo, sia perchè da scrivere c’era ben poco visto i contenuti che la partita ha offerto, sia perchè è meglio ragionare a mente fredda senza trarre facili e banali conclusioni.

Pare chiaro a tutti che le cose nell’ultima settimana non stanno andando bene, oltre ai risultati che lasciano il tempo che trovano (non si assegnano i titoli a Dicembre, bisognerebbe spiegarlo a qualcuno dalle facili esaltazioni) c’è da fare i conti con una netta involuzione sul profilo del gioco.

Brook Lopez è una gravissima perdita ma la sua assenza non può essere una scusa e non può tantomeno giustificare l’attegiamento in campo tenuto dalla squadra di Avery Johnson nelle ultime uscite.

Perdere ci sta, un vecchio saggio diceva “This is the NBA, and everybody makes a run“. Esistono parziali positivi e negativi nella stessa partita, esistono striscie positive o negative di partite vinte o perse. La stessa Brooklyn ha avuto due striscie di cinque vittorie consecutive nel solo mese di Novembre!

Quello che preoccupa è la totale assenza di un sistema offensivo che può far rendere al meglio la squadra quando le cose non girano per il verso giusto. Come tutte le grandi squadre un buon sistema di gioco può coprire eventuali punti deboli, che ogni team di questa lega ha.
Durante il secondo tempo della partita contro Golden State e per tre quarti e mezzo della sconfitta rimediata contro i Bucks ho visto una squadra che non aveva idea di cosa fare in campo, dove posizionarsi e cosa chiamare.
La cosa che mi ha più stupito è la mancanza di carettere. Mi aspettavo di vedere una squadra agguerrita dopo le tre sconfitte consecutive rimediate, invece il mio League Pass ieri notte ha fatto il pieno di sguardi rivolti verso il basso, teste che si scuotono, timeout da 20 secondi chiamati per cercare di fermare i boo (giustissimi) del pubblico.

Il momento negativo è raffigurato perfettamente dalle facce di coloro che dovrebbero essere i due leader maximi, Deron Williams e Joe Johnson. Il primo continua a sparacchiare da 3 provando a fare il supereroe della situazione, dimenticandosi le sue doti assolute di playmaking. JJ sembra abbia paura di prendersi i suoi tiri, le sue responsabilità da giocatore dal contratto di 100+ milioni di dollari spalmati nei prossimi 3 anni. Se da un ragazzino ai primi passi nella NBA posso aspettarmi la paura di affidarsi al suo jumpshoot dopo averne sbagliati 3 di fila, di sicuro non è questo l’atteggiamento giusto per un giocatore esperto e navigato come Joe Johnson.
Se il Brooklyn’s backcourt non inizia a carburare come dovrebbe, tutte le scuse sull’assenza di Lopez o l’abilità di Avery Johnson come head coach vengono meno. Deve partire da loro due il risveglio! Non può bastare sempre il cuore di Gerald Wallace (lui si, vero leader silenzioso) a rimettere in piedi una partita.

Un capitolo a parte meriterebbero le rotazioni del coach, in queste due partite ha provato ogni quintetto possibile ed immaginabile. Ha fatto vedere qualche minuto a Teletovic, ha abbassato il quintetto quando non doveva contro Golden State, ha inserito nello starting five Reggie Evans al posto di uno spento (e involuto) Kris Humphries. Ha addirittura fatto assaggiare il parquet del Barclays Center al dannoso Josh Childress!!
Solo sul +29 Milwaukee (si +29 Milwaukee, avete letto bene) ha deciso di mettere dentro MarShon Brooks, uno che i suoi limiti li avrà pure (soprattutto difensivi) ma che a pallacanestro sa giocare e soprattutto potrebbe offrire, sulla carta, una certa imprevedibilità all’attacco stitico dei Nets senza il loro vero punto di riferimento offensivo (il centrone bianco semi-nerd che proviene da Stanford). Sarebbe troppo semplicistico prendere sul serio il dato nudo e crudo riguardante il plus minus della partita di MarShon (dal -29, Brooklyn con lui in campo ha rimontato addirittura fino al -6 con 4 minuti scarsi da giocare) ma coach Avery non può non riflettere sulla possibilità di allungare il minutaggio ad un ragazzo così giovane con tanto talento nelle mani. Anche solo per dare una scossa alla sua squadra!

Insomma i problemi sono tanti e ben visibili, la cosa da evitare ora è fare processi o abbandonare la barca. Con un record nemmeno così disprezzabile di 11 vittorie e 8 sconfitte…Brooklyn dovrà preparare al meglio il derby di martedì notte contro i New York Knicks che volano sulle ali dell’entusiasmo. Potrebbe essere l’occasione giusta per un riscatto o la continuazione di questo “disastro cestistico“…

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Una risposta a Cronaca semiseria di un disastro

  1. lagentestamale ha detto:

    in assoluto una delle partite peggiori che abbia mai visto. I Nets sembravano in campo per caso: attaccavano senza logica e la difesa aveva dei buchi da groviera. come dici giustamente: un “disastro cestistico”.

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