California dreamin’

Chiusa la prima parentesi stagionale, prevalentemente giocata tra le mura amiche del Barclays Center, si va ufficialmente alla conquista dell’oro californiano. Il primo viaggio ad ovest vedrà i nostri Nets giocare 3 partite in 4 giorni contro avversari importanti.

Malgrado le 4 vittorie consecutive, Brooklyn è ancora in modalità work in progress. Vincere aiuta a vincere ma alcuni limiti, come è nella normalità delle cose, ci sono ancora e sono ben visibili:
Non abbiamo ancora un’adeguata difesa di squadra , subiamo ancora tanti canestri facili a difendiamo malissimo sui pick and roll avversari. I numeri sono impetuosi e parlano chiaro, siamo una delle peggiori squadre per punti subiti nel pitturato. Le colpe vanno divise tra il backcourt che si fa battere troppo facilmente e la mancaza di reattività di Lopez e Humphries che dovrebbero fare un passo in più verso il portatore di palla in modo da contrastare le penetrazioni.

Non riusciamo a gestire i vantaggi. Vero, l’NBA è una lega di parziali che vanno e vengono, ma questa propensione a farsi rimontare (soprattutto durante i terzi quarti) sta diventando problema. Le motivazioni possiamo trovarle nella fase difensiva (vedi sopra) e alla mancata circolazione di palla che avviene nella metà campo offensiva, in maniera quasi sistematica, appena chi ci gioca contro inizia a trovare il ritmo. Da questo punto di vista un miglioramento di mentalità deve arrivare da coach Avery Johnson, che tende ad andare in panico e a chiamare troppi isolamenti quando la palla inizia a scottare. Sarebbe preferibile vedere un Deron Williams a svolgere il ruolo di direttore d’orchestra dell’attacco al posto del D-Will spettatore non pagante degli isolamenti dei suoi compagni (Joe Johnson, Brook Lopez e Kris Humphries) o il D-Will usato come tiratore sugli scarichi.

Detto questo è senza dubbio bello vedere un gruppo molto unito che in qualche modo, malgrado tutti i limiti di cui sopra e la pesante assenza di un difensore come Gerald Wallace, riesce comunque a venirne fuori e a portare dei risultati. L’aspetto più confortante di questa striscia di vittorie è che stanno arrivando in contumacia allo scarso rendimento offensivo di Joe Johnson. Sia chiaro: non è una questione di impegno o di decisioni sbagliate, i suoi tiri sono tutti tiri di qualità senza alcuna forzatura. Sono proprio le percentuali, per ora, a latitare (viaggia con il 36% dal campo) in quello che potremmo definire prendendo dal linguaggio golfistico un periodo di slump. Per le difese avversarie saranno dolori quando JJ tornerà a segnare con la continuità delle sue precedenti stagioni. Ma, nonostante le medie non siano proprio dalla sua, JJ si sta dimostrando comunque un grande uomo squadra. Non è un solista ma sa coinvolge i compagni quando è il momento giusto e mostra la leadership necessaria quando la squadra, in momenti di difficoltà, chiede a lui portare a casa la partita (vedi gli ultimi quarti delle partite contro Cleveland e Boston).

Da questo viaggio ad ovest è lecito aspettarsi dei miglioramenti, senza mai montarsi la testa. Ricordiamoci sempre che veniamo da 3 stagioni disastrose e che una squadra con mentalità vincente non si costruisce in un mese ma richiede un processo duraturo con difficoltà annesse.

Sacramento Kings, Los Angeles Lakers (la gara andrà in diretta su Sky Sport a partire dalle 4.30 di martedì e in differita alle 14 del giorno dopo con commento in italiano) e Golden State Warriors saranno i nostri avversari. No Sleep Till Brooklyn viaggerà virtualmente con la squadra, non facendovi mai mancare analisi e commenti sia sulla pagine di questo blog sia attraverso i social network: su twitter seguendo l’account BKNetsItalia e su Facebook mettendo il vostro “Mi Piace” alla pagina http://www.facebook.com/bknetsitalia

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